Visti i numerosi arresti effettuati in Brianza da parte delle forze dell'ordine sembrerebbe un titolo scontato. Non è così. Il titolo è la dichiarazione del novembre 2008 del sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, Mario Venditti. Di due anni fa è anche un incontro sull'Ndrangheta in Brianza fatto in un teatro a Monza e organizzato dal giornale "Il giorno" con Comune e Camera di Commercio di Monza. Presenti le massime autorità. Cosa è cambiato ? Quali sono le radici di questo fenomeno ?
Provo a rispondere così, prendendo uno stralcio dell'articolo di Stefania Totaro sul "Il giorno" di ieri l'altro:
"I militari dell’Arma di Monza stanno sentendo in questi giorni imprenditori, commercianti e cittadini che potrebbero essere caduti nella rete dei prestiti di denaro da parte degli affiliati delle ‘ndrine stanziate in Brianza. Uomini che poi potrebbero essere stati oggetto di intimidazioni e minacce. Secondo indiscrezioni, infatti, sarebbero in molti quelli già sentiti dai carabinieri nel corso della maxinchiesta che per il terrore di ritorsioni della ‘ndrangheta si sono rifiutati di ammettere di essere parti offese oppure hanno rilasciato a verbale dichiarazioni che alla fine non hanno voluto sottoscrivere. Ora che una cinquantina di presunti affiliati alle «locali» sono finiti in carcere, la speranza degli inquirenti è che queste persone trovino finalmente il coraggio di denunciare."
Già, la speranza. Quella speranza che si nutre della fiducia nello Stato (dovremmo essere tutti noi), che costruisce la tua vita non solo sul denaro e soprattutto sul farlo sulla pelle degli altri..
Dobbiamo sperare ?
domenica 25 luglio 2010
giovedì 20 maggio 2010
Macelleria islamica multata: succede a Giussano
Da tempo avevo in testa questa notizia. All'apparenza banale eppure, secondo me, specchio del nostro tempo.
I fatti risalgono al 23 gennaio 2010, la notizia occupa il taglio basso della prima pagina del giornale locale della Brianza, Il cittadino, a firma di Federica Vernò.
La vicenda è questa. La macelleria islamica sita in Paina, frazione di Giussano (MB), vendeva, oltre ai prodotti di una normale macelleria (islamica), anche coperte, suppellettili varie, pentole, orologi, sapone e prodotti per l'igiene personale. In base alla legge 114/98 la macelleria vendeva quindi prodotti non consentiti. Inoltre, non aveva esposto i prezzi.
I controlli sono stati i seguenti: polizia municipale, ASL per la verifica delle condizioni igienico-sanitarie, ufficio tecnico comunale per il controllo dei requisiti di agibilità del locale.
Controlli molto stringenti, e necessari per la tutela dei consumatori, si obietterà. Verissimo. Ma lo stesso trattamento ce l'hanno anche gli altri negozi ?
Mi capita spesso, ad esempio, di entrare in una panetteria e di non trovare esposti chiaramente i prezzi del pane al kg. Giusto per fare qualche paragone. I controlli sono così stringenti ?
I fatti risalgono al 23 gennaio 2010, la notizia occupa il taglio basso della prima pagina del giornale locale della Brianza, Il cittadino, a firma di Federica Vernò.
La vicenda è questa. La macelleria islamica sita in Paina, frazione di Giussano (MB), vendeva, oltre ai prodotti di una normale macelleria (islamica), anche coperte, suppellettili varie, pentole, orologi, sapone e prodotti per l'igiene personale. In base alla legge 114/98 la macelleria vendeva quindi prodotti non consentiti. Inoltre, non aveva esposto i prezzi.
I controlli sono stati i seguenti: polizia municipale, ASL per la verifica delle condizioni igienico-sanitarie, ufficio tecnico comunale per il controllo dei requisiti di agibilità del locale.
Controlli molto stringenti, e necessari per la tutela dei consumatori, si obietterà. Verissimo. Ma lo stesso trattamento ce l'hanno anche gli altri negozi ?
Mi capita spesso, ad esempio, di entrare in una panetteria e di non trovare esposti chiaramente i prezzi del pane al kg. Giusto per fare qualche paragone. I controlli sono così stringenti ?
mercoledì 19 maggio 2010
L'angolo della verifica: De Corato e il lavoro nero
Qualcuno si ricorderà un mio post (13 gennaio 2010) riguardante le dichiarazioni, dure, rispetto all'utilizzo di manodopera in nero e/o irregolare nei cantieri da parte dell'onorevole vicesindaco di Milano Riccardo De Corato. Dichiarazioni molto condivisibili, di contrasto ad una delle più grandi piaghe italiane (e non solo). Ebbene, l'onorevole vice-sindaco aveva affermato,il 12 gennaio di quest'anno, che lui stesso avrebbe presentato un disegno di legge in assenza di un iniziativa del governo su tale materia.
Orbene, sono passati cinque mesi e...niente. Solo promesse ?
(si ringrazia il blog http://www.volevoesserefassbinder.com/author/famchinaski/ per la vignetta)
mercoledì 3 febbraio 2010
Integrazione e società
LA LETTERA DI TITO BOERI al CORRIERE DELLA SERA
Questa la lettera, molto interessante, di TITO BOERI, economista, al direttore del Corriere della Sera riguardo il tema dell'immigrazione.
Caro Direttore
i terribili avvenimenti di Rosarno mostrano in modo inequivocabile quanto sia cruciale il tema dell’integrazione degli immigrati nella società italiana, su cui lei ha deciso di aprire in modo lungimirante un dibattito sul suo giornale. Ci dicono che i flussi migratori sono non solo fonte di grandi benefici economici, ma anche di gravi tensioni sociali per le comunità che li ospitano. Dimostrano al contempo come sia riduttivo (e intellettualmente disonesto) confinare alla dimensione religiosa il problema dell’integrazione.
La tesi sull’”impossibile integrazione degli islamici” è stata sostenuta sulle sue colonne con riferimenti storici quanto meno azzardati (non è vero che i mussulmani hanno imposto la propria fede con forza in India sotto l’impero dei Moghul, non è vero che solo la cultura islamica ha prodotto chi si fa uccidere per uccidere, basti pensare ai kamikaze o ai guerrieri Tamil), e su testi di autori, come Toynbee, scomparsi 35 anni fa, quindi impossibilitati a studiare il lungo processo di integrazione delle minoranze islamiche nelle società europee contemporanee. Non un solo dato è stato citato a supporto di questa tesi così impegnativa. Né sono stati presi in considerazione le statistiche che avevo fornito e che documentano che l’integrazione di minoranze mussulmane nei paesi a più antica immigrazione è difficile, ma tutt’altro che impossibile. Il compito di uno studioso è quello di fornire informazioni sui casi tipici, sui grandi numeri (di aneddoti ed eccezioni è costellata la nostra vita quotidiana).
Approfitto allora di questo spazio per far nuovamente parlare i dati, questa volta sulla realtà dell’immigrazione nel nostro paese, alla luce della prima indagine rappresentativa degli immigrati clandestini condotta in Italia, a cura della Fondazione Rodolfo Debenedetti, nel novembre-dicembre 2009. Primo dato: un italiano su tre non vorrebbe avere un mussulmano come vicino di casa; pochi meno di quanti non vorrebbero estremisti (di destra o sinistra) o malati di aids nella porta accanto; tre volte la percentuale di italiani che non vorrebbero ebrei come vicini di casa. Secondo dato: gli immigrati in provenienza da paesi mussulmani parlano più spesso l’italiano, mandano i loro figli alla scuola pubblica e hanno più frequenti contatti con italiani delle altre minoranze, soprattutto dei cinesi. Terzo dato: gli immigrati, di tutte le etnie, lavorano più degli italiani (il loro tasso di occupazione è del 15 per cento superiore al nostro) sebbene circa un quarto di loro sia presente irregolarmente nel nostro paese, non abbia permesso di soggiorno e regolare contratto di lavoro.
Il primo dato spiega molte reazioni dei lettori; fa riflettere anche sul comportamento di chi, dopo aver compiaciuto la vox populi, conta il numero di commenti favorevoli raccolti sul sito web del suo giornale. Il secondo dato apre speranze sull’integrazione dei mussulmani nel nostro paese; soprattutto se sapremo investire, come in altri paesi, nel sistema scolastico, come strumento per trasmettere la nostra identità culturale. Pone dubbi sulla decisione di imporre un tetto del 30 per cento agli immigrati nelle nostre scuole. Ci sono comuni in cui l’80 per cento della popolazione è straniera: dovremmo forse impedire ai figli di questi immigrati di andare a scuola? Il terzo dato è cruciale per capire come contrastare davvero l’immigrazione clandestina, nei fatti e non con le parole. Rafforzando i controlli sui posti di lavoro per contrastare l’impiego in nero degli immigrati si può essere molto più efficaci che introducendo nuove leggi (come quelle che istituiscono il reato di immigrazione clandestina) destinate a non essere applicate. Non ho le rocciose certezze di alcuni suoi editorialisti che hanno risposte su tutto: dalle riforme costituzionali, al rapporto fra islam e immigrazione, al modo con cui salvare la Terra dagli effetti del cambiamento climatico. Essendo indiscutibilmente più limitato, temo di non avere risposte a molti quesiti posti dai lettori.
Ma di una cosa sono convinto: queste risposte non possono alimentarsi sui pregiudizi né essere trovate nelle (peraltro autorevoli) pagine di libri scritti alcuni decenni fa. Dovremmo avere tutti l’umiltà di dubitare, di osservare per imparare, di farci aiutare dai dati e dai numeri. In fondo è proprio questo che trovo interessante nel mio lavoro.
La ringrazio ancora per lo spazio che mi ha gentilmente concesso.
Tito Boeri
Questa la lettera, molto interessante, di TITO BOERI, economista, al direttore del Corriere della Sera riguardo il tema dell'immigrazione.
Caro Direttore
i terribili avvenimenti di Rosarno mostrano in modo inequivocabile quanto sia cruciale il tema dell’integrazione degli immigrati nella società italiana, su cui lei ha deciso di aprire in modo lungimirante un dibattito sul suo giornale. Ci dicono che i flussi migratori sono non solo fonte di grandi benefici economici, ma anche di gravi tensioni sociali per le comunità che li ospitano. Dimostrano al contempo come sia riduttivo (e intellettualmente disonesto) confinare alla dimensione religiosa il problema dell’integrazione.
La tesi sull’”impossibile integrazione degli islamici” è stata sostenuta sulle sue colonne con riferimenti storici quanto meno azzardati (non è vero che i mussulmani hanno imposto la propria fede con forza in India sotto l’impero dei Moghul, non è vero che solo la cultura islamica ha prodotto chi si fa uccidere per uccidere, basti pensare ai kamikaze o ai guerrieri Tamil), e su testi di autori, come Toynbee, scomparsi 35 anni fa, quindi impossibilitati a studiare il lungo processo di integrazione delle minoranze islamiche nelle società europee contemporanee. Non un solo dato è stato citato a supporto di questa tesi così impegnativa. Né sono stati presi in considerazione le statistiche che avevo fornito e che documentano che l’integrazione di minoranze mussulmane nei paesi a più antica immigrazione è difficile, ma tutt’altro che impossibile. Il compito di uno studioso è quello di fornire informazioni sui casi tipici, sui grandi numeri (di aneddoti ed eccezioni è costellata la nostra vita quotidiana).
Approfitto allora di questo spazio per far nuovamente parlare i dati, questa volta sulla realtà dell’immigrazione nel nostro paese, alla luce della prima indagine rappresentativa degli immigrati clandestini condotta in Italia, a cura della Fondazione Rodolfo Debenedetti, nel novembre-dicembre 2009. Primo dato: un italiano su tre non vorrebbe avere un mussulmano come vicino di casa; pochi meno di quanti non vorrebbero estremisti (di destra o sinistra) o malati di aids nella porta accanto; tre volte la percentuale di italiani che non vorrebbero ebrei come vicini di casa. Secondo dato: gli immigrati in provenienza da paesi mussulmani parlano più spesso l’italiano, mandano i loro figli alla scuola pubblica e hanno più frequenti contatti con italiani delle altre minoranze, soprattutto dei cinesi. Terzo dato: gli immigrati, di tutte le etnie, lavorano più degli italiani (il loro tasso di occupazione è del 15 per cento superiore al nostro) sebbene circa un quarto di loro sia presente irregolarmente nel nostro paese, non abbia permesso di soggiorno e regolare contratto di lavoro.
Il primo dato spiega molte reazioni dei lettori; fa riflettere anche sul comportamento di chi, dopo aver compiaciuto la vox populi, conta il numero di commenti favorevoli raccolti sul sito web del suo giornale. Il secondo dato apre speranze sull’integrazione dei mussulmani nel nostro paese; soprattutto se sapremo investire, come in altri paesi, nel sistema scolastico, come strumento per trasmettere la nostra identità culturale. Pone dubbi sulla decisione di imporre un tetto del 30 per cento agli immigrati nelle nostre scuole. Ci sono comuni in cui l’80 per cento della popolazione è straniera: dovremmo forse impedire ai figli di questi immigrati di andare a scuola? Il terzo dato è cruciale per capire come contrastare davvero l’immigrazione clandestina, nei fatti e non con le parole. Rafforzando i controlli sui posti di lavoro per contrastare l’impiego in nero degli immigrati si può essere molto più efficaci che introducendo nuove leggi (come quelle che istituiscono il reato di immigrazione clandestina) destinate a non essere applicate. Non ho le rocciose certezze di alcuni suoi editorialisti che hanno risposte su tutto: dalle riforme costituzionali, al rapporto fra islam e immigrazione, al modo con cui salvare la Terra dagli effetti del cambiamento climatico. Essendo indiscutibilmente più limitato, temo di non avere risposte a molti quesiti posti dai lettori.
Ma di una cosa sono convinto: queste risposte non possono alimentarsi sui pregiudizi né essere trovate nelle (peraltro autorevoli) pagine di libri scritti alcuni decenni fa. Dovremmo avere tutti l’umiltà di dubitare, di osservare per imparare, di farci aiutare dai dati e dai numeri. In fondo è proprio questo che trovo interessante nel mio lavoro.
La ringrazio ancora per lo spazio che mi ha gentilmente concesso.
Tito Boeri
mercoledì 13 gennaio 2010
Cantieri irregolari: De Corato scopre il problema ?

Sono 406 i cantieri milanesi denunciati nel 2009 per violazione alle norme sulla sicurezza sul lavoro. "C'è una brutta pratica, assai diffusa, di assoldare lavoratori in nero clandestini" ha sottolineato il vice sindaco di Milano e assessore alla Sicurezza De Corato. Per questo ha detto di appoggiare la proposta del ministro francese del Lavoro, Xavier Bertrand, di chiudere i cantieri che impiegano forza lavoro in modo illegale. "E' un idea che il governo italiano dovrebbe rilanciare e, se non lo farà io stesso avanzerò come deputato una proposta di legge in questa direzione".
Bene, finalmente. Su questo (modestissimo) blog (21-03-2009) avevo già denunciato come una delle cause dell'immigrazione clandestina la possibilità, ampia, concreta, tangibile, di lavorare in nero. E viverci sopra, speculando, da parte dei datori di lavoro. Tanto i disperati sono tanti.
Ora, a distanza di due mesi dalle elezioni regionali lombarde, il vicesindaco "scopre" il problema. Oltretutto essendo anche deputato, avrebbe anche potere legislativo. Gli interessi in questo campo mi fanno essere (molto) scettico.
Sbaglierò ?
(fonte della notizia: D-NEWS 12.01.10)
domenica 10 gennaio 2010
Quando la vita umana prevede un solo dovere...quello di lavorare
Una storia incredibile e triste, ovvero quando la vita umana e la dignità di una persona è importante solo per una cosa: il lavoro.
Coinvolte: una bimba di 5 anni, una donna marocchina sola, il mondo (impietoso) di molte cooperative di pulizie. Dove la dignità e i diritti sono, spesso, solo sulla carta. Ecco l'articolo:
AD ACQUANEGRA SUL CHIESE
Mantova, marocchina muore in casa
Vegliata per ore dalla figlia di cinque anni
Secondo un'amica stava male da giorni ma non voleva andare dal medico per paura di perdere il lavoro
Fathia Fikri (Ansa)MANTOVA - È morta per un malore e il suo cadavere è stato vegliato per circa ore dalla figlia di cinque anni. È successo ad Acquanegra sul Chiese, nel Mantovano, in un appartamento dove madre e figlia vivevano sole. Fathia Fikri, 43 anni, marocchina, è stata trovata vicino al letto, con il volto insanguinato, da un amico preoccupato perché non riusciva a contattarla. Accanto la bambina, impaurita ma convinta che la mamma stesse dormendo.
NON ANDAVA DAL MEDICO - I carabinieri in un primo momento hanno pensato a un'aggressione ma poi alcuni conoscenti della donna hanno detto che Fathia aveva loro confidato di non sentirsi bene nei giorni scorsi: dunque ha preso corpo l'ipotesi di un malore improvviso. Tanto più che un'amica ha rivelato che non era andata dal medico per paura di dover stare a casa in malattia e perdere il lavoro. Fathia era impiegata in una cooperativa per le pulizie. La donna dunque potrebbe essere caduta e aver battuto il volto sul pavimento procurandosi la ferita. Lunedì il magistrato di turno deciderà se effettuare l'autopsia.
(da CORRIERE.IT del 10 gennaio 2010)
Coinvolte: una bimba di 5 anni, una donna marocchina sola, il mondo (impietoso) di molte cooperative di pulizie. Dove la dignità e i diritti sono, spesso, solo sulla carta. Ecco l'articolo:
AD ACQUANEGRA SUL CHIESE
Mantova, marocchina muore in casa
Vegliata per ore dalla figlia di cinque anni
Secondo un'amica stava male da giorni ma non voleva andare dal medico per paura di perdere il lavoro
Fathia Fikri (Ansa)MANTOVA - È morta per un malore e il suo cadavere è stato vegliato per circa ore dalla figlia di cinque anni. È successo ad Acquanegra sul Chiese, nel Mantovano, in un appartamento dove madre e figlia vivevano sole. Fathia Fikri, 43 anni, marocchina, è stata trovata vicino al letto, con il volto insanguinato, da un amico preoccupato perché non riusciva a contattarla. Accanto la bambina, impaurita ma convinta che la mamma stesse dormendo.
NON ANDAVA DAL MEDICO - I carabinieri in un primo momento hanno pensato a un'aggressione ma poi alcuni conoscenti della donna hanno detto che Fathia aveva loro confidato di non sentirsi bene nei giorni scorsi: dunque ha preso corpo l'ipotesi di un malore improvviso. Tanto più che un'amica ha rivelato che non era andata dal medico per paura di dover stare a casa in malattia e perdere il lavoro. Fathia era impiegata in una cooperativa per le pulizie. La donna dunque potrebbe essere caduta e aver battuto il volto sul pavimento procurandosi la ferita. Lunedì il magistrato di turno deciderà se effettuare l'autopsia.
(da CORRIERE.IT del 10 gennaio 2010)
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