Nei guai vigile-assessore alla sicurezza: guidava ubriaco, ritirata la patente
Qual è il colmo per un agente della polizia municipale e assessore comunale alla Sicurezza autore di crociate contro abuso di alcol e schiamazzi? Farsi beccare ubriaco al volante, e vedersi ritirare la patente dai colleghi delle forze dell’ordine. Solo che, altro che colmo, questa è la disavventura, vera, della quale è stato protagonista la notte di San Silvestro, Alessandro Sterza, giovane assessore leghista con delega alla Sicurezza di un comune del Veronese, San Pietro in Cariano.
Galeotto, come racconta l’Arena, è stato il Capodanno. Sterza, agente municipale (è vigile ecologico) a Pescantina attualmente in aspettativa per svolgere a tempo pieno l’attività politica, è stato sorpreso dai carabinieri, la notte del 31 dicembre, nell’ambito dell’intensificazione dei controlli su strada legati alla festa. Sterza è stato sorpreso al volante con un tasso alcolemico superiore alla norma, tanto da imporre una maxi-multa e il ritiro immediato della patente.
Quasi un beffardo contrappasso, per il giovane assessore, che con la giunta del comune di San Pietro in Cariano guidata dal sindaco Gabriele Mestrelli, è stato tra i protagonisti, recentemente, di una crociata anti bevande alcoliche. Una vera e propria guerra santa contro gli eccessi, soprattutto tra i più giovani. Su tutto il territorio comunale di San Pietro in Cariano è stata vietata la vendita di alcolici ai minori di 16 anni, con tanto di multa da 500 euro anche per i commercianti che non rispettano il divieto. Una campagna che suona doppiamente beffarda adesso, visto lo scivolone di Sterza la notte di San Silvestro. Uno scivolone, però, non del tutto inatteso. Già, perché il giovane assessore leghista qualche piccolo segno di intemperanza rispetto a regole troppo rigide, almeno per chi è al volante, lo aveva già dato. Sul social network Facebook, infatti, è tra i fan di un gruppo che è contro gli autovelox.
Tratto da IL GIORNALE.IT del 6 gennaio 2010
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sabato 9 gennaio 2010
martedì 22 settembre 2009
La nostra idea di sicurezza ? E' ben altra..

Così ha risposto il segretario della Lega Nord di Verano Brianza, sig. Flavio Tentori, ha chi gli ha chiesto cosa pensasse delle numerose multe sulla vicina Valassina.
Andiamo con ordine e spieghiamo: anzitutto Verano Brianza è un piccolo comune nella nuova provincia di Monza e Brianza.
La vicenda: nel tratto di superstrada che collega Milano a Lecco (Valassina appunto), nella parte di strada che attraversa il comune veranese, circa duemila sono stati gli automobilisti immortalati dall'Autovelox della Polizia Municipale. Articolo del codice della strada infranto ? Eccesso di velocità.
Si è formata la coda davanti al municipio per pagare o contestare le multe. Numerosi si annunciano i ricorsi al giudice di pace.
Il giornale brianzolo IL CITTADINO ha chiesto cosa ne pensasse al capogruppo della Lega Nord veranese sig. Tentori.
Il quale ha detto: "Abbiamo ricevuto diverse lamentele. Se vogliamo mascherare l'uso dell'autovelox con la volontà di dare più sicurezza al territorio, la nostra idea di sicurezza è ben altra. Invece che guardare per ore l'autovelox sulla Valassina, saremmo molto più contenti se i nostri vigili urbani venissero impiegati per controllare l'immigrazione clandestina, per prevenire i furti e vandalismi e presenziare con maggiore costanza il territorio".
Insomma per il sig. Tentori superare il limite di velocità su di una strada pericolosa come la Valassina è questione "di lana caprina", mentre i vigili dovrebbero fare cose più serie.
Certo, si potrebbero scrivere libri sull'utilità e la giustezza delle multe. Molto spesso sono date in maniera rigida, per lievi mancanze dell'automobilista. Sicuramente c'è stata la moda, da parte di alcuni comuni, di dare multe per fare cassa.
Ma è innegabile l'effetto deterrente delle sanzioni. Chi si azzarda a passare con il rosso se dietro l'angolo c'è un vigile ? O a superare i limiti di velocità in presenza di un Autovelox ?
Ritornando alla risposta data dal sig. Tentori, poche righe sotto è smentito dai fatti riportati nella stessa pagina (24, edizione del 19 settembre 2009) dove si racconta che su di un tratto adiacente (svincolo per Giussano) si siano verificati quattro incidenti in un giorno.
Peccato, questa sicurezza non ci interessa... Chissà cosa ne pensano le famiglie degli incidentati.
venerdì 11 settembre 2009
Come ti scarico il clandestino
Di questi episodi ne accadono parecchi ed i giornali, generalmente, non ne danno grande risalto. Sto parlando della "quasi" tragedia sul lavoro accaduta a Milano, zona Ripamonti. Un operaio marocchino, irregolare, di 23 anni, viene trovato da passanti disteso a terra, con una frattura alla tempia ed una alla fronte. Le sue condizioni sono gravi. Grazie anche al pronto intervento del 118 viene portato alla clinica Humanitas. Vivo.
La Polizia, intervenuta sul posto, contatta il fratello ed un amico dell'operaio, riuscendo a risalire al luogo del lavoro, un' officina meccanica in zona. Ricostruisce la dinamica dell'incidente. Il ragazzo era caduto a terra sbattendo la testa dopo aver preso una forte scossa mentre riparava una Fiat Stilo. Era impiegato in nero da qualche tempo.
Il gestore, Filippo R, italiano, 64 anni, dapprima afferma che era aiutante di un altro impiegato, ma deve cedere di fronte alle macchie di sangue trovate nella macchina in riparazione. Il gestore è stato indagato per lesioni colpose e per aver assunto un impiegato irregolare. L'intero capannone è stato sequestrato per mancanza dei sistemi di sicurezza.
(fonte della notizia: D-NEWS, 11 settembre 2009)
La Polizia, intervenuta sul posto, contatta il fratello ed un amico dell'operaio, riuscendo a risalire al luogo del lavoro, un' officina meccanica in zona. Ricostruisce la dinamica dell'incidente. Il ragazzo era caduto a terra sbattendo la testa dopo aver preso una forte scossa mentre riparava una Fiat Stilo. Era impiegato in nero da qualche tempo.
Il gestore, Filippo R, italiano, 64 anni, dapprima afferma che era aiutante di un altro impiegato, ma deve cedere di fronte alle macchie di sangue trovate nella macchina in riparazione. Il gestore è stato indagato per lesioni colpose e per aver assunto un impiegato irregolare. L'intero capannone è stato sequestrato per mancanza dei sistemi di sicurezza.
(fonte della notizia: D-NEWS, 11 settembre 2009)
venerdì 3 luglio 2009
Decreto sicurezza: è legge. Sicurezza per tutti ?
Il decreto sicurezza è stato votato in via definitiva dal Senato. Eccone i punti salienti:
CLANDESTINI: viene introdotto il reato di clandestinità. Multa da 5 a 10 mila euro ed espulsione immediata. Gli ex-CPT diventano Centri di Identificazione ed Espulsione, in cui la permanenza passa da 2 a 6 mesi. Per ottenere il permesso di soggiorno ci vorranno tra gli 80 € a 200 €, mentre per la cittadinanza ce ne vorranno 200.
CARCERE: per chi affitta un appartamento a clandestini. 15 anni invece a chi favorisce l'immigrazione clandestina. Chi esercita la funzione di pubblico ufficiale è obbligato a denunciare il clandestino, ma la norma non vale per i medici e per i presidi delle scuole.
LE RONDE: associazioni di cittadini potranno pattugliare il territorio. I componenti dovranno essere iscritti in appositi elenchi, non avere simboli di partito, dovranno essere disarmati, non potranno intervenire, se non in fragranza di reato (articolo 383 del Codice). Liberalizzata la vendita di spray urticante per autodifesa. Non potranno godere di finanziamento pubblico, ma gli enti locali possono finanziarli attraverso elargizioni ad associazioni.
MAFIA: Tolti i limiti che erano stati fissati ai procuratori antimafia ed inasprito il 41-bis. Prolungato di quattro anni il carcere duro, più difficile comunicare con l'esterno. Gli imprenditori che non denunceranno il racket saranno esclusi da gare di appalto pubbliche.
WRITERS: prevista una pena di 3 mesi per chi imbratta edifici di interesse storico, artistico o mezzi pubblici. Ammende fino a 1000 euro per chi vende bombolette di vernice a minorenni. Torna il reato di oltraggio a pubblico ufficiale: carcere fino a 3 anni.
ALCOOL E DROGHE: Disposta d'ufficio la revisione della patente per chi guida sotto l'effetto di alcool o droghe, con raddoppio della sospensione della patente se l'individuo guida un mezzo di proprietà di qualcun altro.
CLOCHARD: i senza fissa dimora saranno schedati in apposito registro presso il Viminale. Anche i "buttafuori" dei locali dovranno essere iscritti ad apposito registro e dovranno avere determinati requisiti per poter esercitare.
Per maggiori dettagli rinvio ad un prossimo post.
(fonte: CORRIERE DELLA SERA, 03.07.09 pp. 2,3 - METRO NEWS, 03.07.09 p. 6)
CLANDESTINI: viene introdotto il reato di clandestinità. Multa da 5 a 10 mila euro ed espulsione immediata. Gli ex-CPT diventano Centri di Identificazione ed Espulsione, in cui la permanenza passa da 2 a 6 mesi. Per ottenere il permesso di soggiorno ci vorranno tra gli 80 € a 200 €, mentre per la cittadinanza ce ne vorranno 200.
CARCERE: per chi affitta un appartamento a clandestini. 15 anni invece a chi favorisce l'immigrazione clandestina. Chi esercita la funzione di pubblico ufficiale è obbligato a denunciare il clandestino, ma la norma non vale per i medici e per i presidi delle scuole.
LE RONDE: associazioni di cittadini potranno pattugliare il territorio. I componenti dovranno essere iscritti in appositi elenchi, non avere simboli di partito, dovranno essere disarmati, non potranno intervenire, se non in fragranza di reato (articolo 383 del Codice). Liberalizzata la vendita di spray urticante per autodifesa. Non potranno godere di finanziamento pubblico, ma gli enti locali possono finanziarli attraverso elargizioni ad associazioni.
MAFIA: Tolti i limiti che erano stati fissati ai procuratori antimafia ed inasprito il 41-bis. Prolungato di quattro anni il carcere duro, più difficile comunicare con l'esterno. Gli imprenditori che non denunceranno il racket saranno esclusi da gare di appalto pubbliche.
WRITERS: prevista una pena di 3 mesi per chi imbratta edifici di interesse storico, artistico o mezzi pubblici. Ammende fino a 1000 euro per chi vende bombolette di vernice a minorenni. Torna il reato di oltraggio a pubblico ufficiale: carcere fino a 3 anni.
ALCOOL E DROGHE: Disposta d'ufficio la revisione della patente per chi guida sotto l'effetto di alcool o droghe, con raddoppio della sospensione della patente se l'individuo guida un mezzo di proprietà di qualcun altro.
CLOCHARD: i senza fissa dimora saranno schedati in apposito registro presso il Viminale. Anche i "buttafuori" dei locali dovranno essere iscritti ad apposito registro e dovranno avere determinati requisiti per poter esercitare.
Per maggiori dettagli rinvio ad un prossimo post.
(fonte: CORRIERE DELLA SERA, 03.07.09 pp. 2,3 - METRO NEWS, 03.07.09 p. 6)
giovedì 28 maggio 2009
Una lucida fotografia della realtà
Molto bello l'articolo di Ilvo Diamanti, sociologo, nella sua rubrica "Bussole", per Repubblica.it. Ne riporto integralmente il testo. Penso sia una lucida fotografia della realtà rispetto al tema "sicurezza". Di questi tempi ce n'è un gran bisogno.
Radical chic e radical choc
UMBERTO Bossi, dopo il voto finale della Camera al "pacchetto sicurezza", ha sostenuto che lui "sa ascoltare la gente". Si riferiva all'ammonimento del Presidente della Repubblica contro il rischio della xenofobia. Ma voleva, soprattutto, commentare la posizione e le parole del Pd contro i contenuti del decreto. Contro le norme che legittimano le ronde. Contro la tendenza, generalizzata, a stigmatizzare gli immigrati; a rendere più difficile e "costosa" la loro condizione. Clandestini, irregolari. Ma anche regolari. Bossi ha osservato che questi atteggiamenti appaiono una sorta di suicidio in diretta della sinistra. E, in effetti, ha ragione. Non sul suicidio in diretta, visto che il "cupio dissolvi" della sinistra italiana ha una storia molto più lunga. Impegnata com'è a frammentarsi, dividersi, combattere anzitutto con se stessa e al proprio interno. Però è vero che, su questi (e molti altri) argomenti, la sinistra italiana - e non solo italiana - appare lontana dal sentire comune. Mentre la Lega, invece, lo interpreta fino in fondo. Anzi: lo moltiplica, lo amplifica. Non c'è bisogno di sondaggi per sapere che gli italiani del Nord, ma anche del Sud, come quelli delle regioni del Centro, tradizionalmente di sinistra, si sentono "insicuri". E vedono negli immigrati una causa della loro insicurezza. Anzi: la causa principale. Non solo gli italiani poveri delle periferie effettivamente "insicure", che condividono con gli immigrati, ancor più poveri di loro. Anche quelli mediamente o largamente ricchi sono altamente insicuri. Temono per la propria incolumità. Per la "sicurezza" della propria famiglia. Della propria abitazione. Della propria persona. La Lega in questa Italia è molto presente. Ha occhi e orecchie dovunque, perché dispone di tanti militanti sparsi sul territorio, oltre che di tanti elettori. La votano anche per questo. Perché la Lega li ascolta, ne annusa gli odori, ne coglie il rumore di fondo, l'insofferenza, la frustrazione, l'insoddisfazione. La paura. E non si limita a raccogliere questi sentimenti, ma li riverbera e li enfatizza. In modo "iperrealista" più che realista (riprendo una suggestione di Carlo Marletti). Ne riproduce e ripropone alcuni particolari in modo fotografico e talmente ingrandito da deformarli. Sui provvedimenti del decreto sicurezza possiamo stare sicuri: ha ragione la Lega. Gli italiani del Nord e anche di altre zone del paese stanno dalla sua parte. Lo dicono i sondaggi. Ne siamo sicuri. Altrimenti Berlusconi non si sarebbe schierato tanto entusiasticamente accanto a Maroni. Fino ad oggi il Cavaliere sull'immigrazione ci era andato sempre cauto. Non gli è mai piaciuto dispiacere. Invece, questa volta non si è limitato a dileggiare la sinistra "radical chic" ma si è espresso con un linguaggio "radical choc". Fino a sostenere che "l'Italia non sarà mai un paese multietnico". Oggi, che ci vivono 4-5 milioni di immigrati. Un po' fuori tempo. Si è, dunque, convertito al verbo leghista, come ha osservato con malcelata ironia - e soddisfazione - Umberto Bossi. In nome della legge del marketing. L'unica legge a cui il Cavaliere si adegui veramente. Perché i sondaggi dicono quel che tutti noi immaginiamo, anche senza averli fatti o visti. Cioè: gli italiani sono d'accordo con ogni legge e ogni provvedimento che prometta di "respingere gli stranieri". E insieme a loro il mondo che incombe su di noi. Le crisi di ogni genere. Le povertà e la criminalità. Le bande criminali. Sono d'accordo con Maroni e la Lega - azzardo una stima, come fa a volte il Cavaliere, esagerando un po' - almeno due italiani su tre. Almeno. Quindi anche molti elettori di sinistra, che dicono ai loro partiti e ai loro dirigenti: ma basta! Difendere gli accattoni, i poveracci, i malandrini, gli stranieri, gli immigrati. Basta. E basta: aprire le porte al mondo. Fare entrare gli stranieri a casa nostra. Com'è avvenuto fino ad oggi per colpa - appunto - della sinistra. Come ha scandito il "Berlusconi radical choc", pochi giorni fa. Anche se - ma forse la memoria non ci aiuta - la legge in vigore fino ad oggi è denominata "Bossi-Fini". E si riferisce al Bossi di sempre e al Fini di qualche anno fa. Prima che cambiasse ruolo e identità. Lui sì: convertito. E' vero: la sinistra è impopolare, perché non la votano più neppure gli operai. Perché è lontana dal popolo. Radical chic. Non vincerà mai se non ascolterà il suo popolo. Come sa fare la Lega. Tallonata da Berlusconi, che magari non passa il tempo nei bar di paese, come i leghisti, ma ha un paio di sondaggi al giorno che ascoltano la gente per suo conto. Tutto ciò, semmai, suggerisce una domanda, relativa a un'altra epoca, finita e irripetibile. La prima Repubblica, quando i sondaggi non c'erano o comunque non si usavano con questa frequenza. Ma i partiti maggiori erano radicati e presenti sul territorio quanto e anzi più della Lega. La Dc e il Pci come avrebbero agito negli anni Cinquanta e Sessanta se avessero ascoltato e soprattutto assecondato la gente? Se avessero inseguito il sentimento popolare? Allora non c'erano gli immigrati provenienti da tutto il mondo. Allora. Erano gli italiani a emigrare in giro per il mondo. Allora. Oppure migravano all'interno. Si trasferivano dal Sud al Nord. Dal Nordest a Nordovest. A Torino oppure a Milano. Se avessero dato ascolto alla gente, il Pci e prima di tutto la Dc. Nel Nord: forse avrebbero promosso i respingimenti degli immigrati siciliani o napoletani. Magari, perché no? anche veneti. Gli immigrati nostrani. Minaccia per l'ordine, l'etica e l'estetica. Sporchi, ignoranti e disonesti. Non c'è bisogno di sondaggi. Vi sono molti documenti: letterari, storici, giornalistici. Basta averci vissuto, in quel tempo. Io, figlio di veneti, ho girato il Nordovest fino all'adolescenza. D'altronde, non ci vuole grande sforzo di memoria. Basta tornare agli anni Ottanta, ai tempi dell'insorgenza leghista. I "nemici" erano Roma, il Sud, i meridionali. Molto più degli africani, che d'altronde erano ancora pochi. Lo slogan "Meglio negri che terroni" risuonava spesso. E sulle superfici più singolari apparivano incitamenti alle forze naturali: "Forza Etna! Forza Vesuvio! Fate il vostro dovere". Se si fossero inseguiti i sentimenti del popolo, se si fosse ascoltata la "voce della gente", allora, il "decreto sulla sicurezza" avrebbe avuto altri bersagli. Non ci risulta sia mai avvenuto, nella prima Repubblica. Perché in democrazia, si dice, la maggioranza vince e governa, com'è giusto (anche se non è nel giusto). Il problema, semmai, è chi "rappresenta" il popolo. Come lo rappresenta. La sinistra, si dice, non lo sa ascoltare. E va bene. Siamo d'accordo. Però la destra, forse, lo ascolta anche troppo. E, anzi, fa del suo meglio perché esprima tutte le sue paure, tutta la sua insofferenza, tutta la sua intolleranza. Chissà cosa avverrebbe (e magari avverrà) se, in nome della sicurezza, qualcuno proponesse la pena di morte. Qualche punto percentuale, alle elezioni, potrebbe guadagnarlo. E qualche punto percentuale avrebbero potuto guadagnarlo i partiti di massa cavalcando l'intolleranza "interna". Magari in modo incrociato. Accentuando le tensioni territoriali. Il localismo in Italia ha radici profonde, anche se, per prudenza, non sono mai state "scoperte". Fino a ieri. La rappresentanza non è un'opera automatica, notarile. Non è uno specchio. Semmai è come una fotografia. Dipende dal fotografo scegliere come rappresentare la realtà. Su quale particolare puntare l'obiettivo. Quanto ingrandirlo. Quali emozioni cogliere, quanto e come amplificarle. Perché tutti siamo, in misura diversa, buoni e intolleranti. Xenofobi e generosi. Invidiosi e disponibili. Egoisti e altruisti. Impauriti e tranquilli. Poi, molto dipende dallo specchio che viene offerto. La sinistra, narcisa e irrealista, propone un'immagine radical chic. La destra è iperrealista. Offre un'immagine radical choc. Meglio evitare di guardarsi allo specchio. (15 maggio 2009)
Radical chic e radical choc
UMBERTO Bossi, dopo il voto finale della Camera al "pacchetto sicurezza", ha sostenuto che lui "sa ascoltare la gente". Si riferiva all'ammonimento del Presidente della Repubblica contro il rischio della xenofobia. Ma voleva, soprattutto, commentare la posizione e le parole del Pd contro i contenuti del decreto. Contro le norme che legittimano le ronde. Contro la tendenza, generalizzata, a stigmatizzare gli immigrati; a rendere più difficile e "costosa" la loro condizione. Clandestini, irregolari. Ma anche regolari. Bossi ha osservato che questi atteggiamenti appaiono una sorta di suicidio in diretta della sinistra. E, in effetti, ha ragione. Non sul suicidio in diretta, visto che il "cupio dissolvi" della sinistra italiana ha una storia molto più lunga. Impegnata com'è a frammentarsi, dividersi, combattere anzitutto con se stessa e al proprio interno. Però è vero che, su questi (e molti altri) argomenti, la sinistra italiana - e non solo italiana - appare lontana dal sentire comune. Mentre la Lega, invece, lo interpreta fino in fondo. Anzi: lo moltiplica, lo amplifica. Non c'è bisogno di sondaggi per sapere che gli italiani del Nord, ma anche del Sud, come quelli delle regioni del Centro, tradizionalmente di sinistra, si sentono "insicuri". E vedono negli immigrati una causa della loro insicurezza. Anzi: la causa principale. Non solo gli italiani poveri delle periferie effettivamente "insicure", che condividono con gli immigrati, ancor più poveri di loro. Anche quelli mediamente o largamente ricchi sono altamente insicuri. Temono per la propria incolumità. Per la "sicurezza" della propria famiglia. Della propria abitazione. Della propria persona. La Lega in questa Italia è molto presente. Ha occhi e orecchie dovunque, perché dispone di tanti militanti sparsi sul territorio, oltre che di tanti elettori. La votano anche per questo. Perché la Lega li ascolta, ne annusa gli odori, ne coglie il rumore di fondo, l'insofferenza, la frustrazione, l'insoddisfazione. La paura. E non si limita a raccogliere questi sentimenti, ma li riverbera e li enfatizza. In modo "iperrealista" più che realista (riprendo una suggestione di Carlo Marletti). Ne riproduce e ripropone alcuni particolari in modo fotografico e talmente ingrandito da deformarli. Sui provvedimenti del decreto sicurezza possiamo stare sicuri: ha ragione la Lega. Gli italiani del Nord e anche di altre zone del paese stanno dalla sua parte. Lo dicono i sondaggi. Ne siamo sicuri. Altrimenti Berlusconi non si sarebbe schierato tanto entusiasticamente accanto a Maroni. Fino ad oggi il Cavaliere sull'immigrazione ci era andato sempre cauto. Non gli è mai piaciuto dispiacere. Invece, questa volta non si è limitato a dileggiare la sinistra "radical chic" ma si è espresso con un linguaggio "radical choc". Fino a sostenere che "l'Italia non sarà mai un paese multietnico". Oggi, che ci vivono 4-5 milioni di immigrati. Un po' fuori tempo. Si è, dunque, convertito al verbo leghista, come ha osservato con malcelata ironia - e soddisfazione - Umberto Bossi. In nome della legge del marketing. L'unica legge a cui il Cavaliere si adegui veramente. Perché i sondaggi dicono quel che tutti noi immaginiamo, anche senza averli fatti o visti. Cioè: gli italiani sono d'accordo con ogni legge e ogni provvedimento che prometta di "respingere gli stranieri". E insieme a loro il mondo che incombe su di noi. Le crisi di ogni genere. Le povertà e la criminalità. Le bande criminali. Sono d'accordo con Maroni e la Lega - azzardo una stima, come fa a volte il Cavaliere, esagerando un po' - almeno due italiani su tre. Almeno. Quindi anche molti elettori di sinistra, che dicono ai loro partiti e ai loro dirigenti: ma basta! Difendere gli accattoni, i poveracci, i malandrini, gli stranieri, gli immigrati. Basta. E basta: aprire le porte al mondo. Fare entrare gli stranieri a casa nostra. Com'è avvenuto fino ad oggi per colpa - appunto - della sinistra. Come ha scandito il "Berlusconi radical choc", pochi giorni fa. Anche se - ma forse la memoria non ci aiuta - la legge in vigore fino ad oggi è denominata "Bossi-Fini". E si riferisce al Bossi di sempre e al Fini di qualche anno fa. Prima che cambiasse ruolo e identità. Lui sì: convertito. E' vero: la sinistra è impopolare, perché non la votano più neppure gli operai. Perché è lontana dal popolo. Radical chic. Non vincerà mai se non ascolterà il suo popolo. Come sa fare la Lega. Tallonata da Berlusconi, che magari non passa il tempo nei bar di paese, come i leghisti, ma ha un paio di sondaggi al giorno che ascoltano la gente per suo conto. Tutto ciò, semmai, suggerisce una domanda, relativa a un'altra epoca, finita e irripetibile. La prima Repubblica, quando i sondaggi non c'erano o comunque non si usavano con questa frequenza. Ma i partiti maggiori erano radicati e presenti sul territorio quanto e anzi più della Lega. La Dc e il Pci come avrebbero agito negli anni Cinquanta e Sessanta se avessero ascoltato e soprattutto assecondato la gente? Se avessero inseguito il sentimento popolare? Allora non c'erano gli immigrati provenienti da tutto il mondo. Allora. Erano gli italiani a emigrare in giro per il mondo. Allora. Oppure migravano all'interno. Si trasferivano dal Sud al Nord. Dal Nordest a Nordovest. A Torino oppure a Milano. Se avessero dato ascolto alla gente, il Pci e prima di tutto la Dc. Nel Nord: forse avrebbero promosso i respingimenti degli immigrati siciliani o napoletani. Magari, perché no? anche veneti. Gli immigrati nostrani. Minaccia per l'ordine, l'etica e l'estetica. Sporchi, ignoranti e disonesti. Non c'è bisogno di sondaggi. Vi sono molti documenti: letterari, storici, giornalistici. Basta averci vissuto, in quel tempo. Io, figlio di veneti, ho girato il Nordovest fino all'adolescenza. D'altronde, non ci vuole grande sforzo di memoria. Basta tornare agli anni Ottanta, ai tempi dell'insorgenza leghista. I "nemici" erano Roma, il Sud, i meridionali. Molto più degli africani, che d'altronde erano ancora pochi. Lo slogan "Meglio negri che terroni" risuonava spesso. E sulle superfici più singolari apparivano incitamenti alle forze naturali: "Forza Etna! Forza Vesuvio! Fate il vostro dovere". Se si fossero inseguiti i sentimenti del popolo, se si fosse ascoltata la "voce della gente", allora, il "decreto sulla sicurezza" avrebbe avuto altri bersagli. Non ci risulta sia mai avvenuto, nella prima Repubblica. Perché in democrazia, si dice, la maggioranza vince e governa, com'è giusto (anche se non è nel giusto). Il problema, semmai, è chi "rappresenta" il popolo. Come lo rappresenta. La sinistra, si dice, non lo sa ascoltare. E va bene. Siamo d'accordo. Però la destra, forse, lo ascolta anche troppo. E, anzi, fa del suo meglio perché esprima tutte le sue paure, tutta la sua insofferenza, tutta la sua intolleranza. Chissà cosa avverrebbe (e magari avverrà) se, in nome della sicurezza, qualcuno proponesse la pena di morte. Qualche punto percentuale, alle elezioni, potrebbe guadagnarlo. E qualche punto percentuale avrebbero potuto guadagnarlo i partiti di massa cavalcando l'intolleranza "interna". Magari in modo incrociato. Accentuando le tensioni territoriali. Il localismo in Italia ha radici profonde, anche se, per prudenza, non sono mai state "scoperte". Fino a ieri. La rappresentanza non è un'opera automatica, notarile. Non è uno specchio. Semmai è come una fotografia. Dipende dal fotografo scegliere come rappresentare la realtà. Su quale particolare puntare l'obiettivo. Quanto ingrandirlo. Quali emozioni cogliere, quanto e come amplificarle. Perché tutti siamo, in misura diversa, buoni e intolleranti. Xenofobi e generosi. Invidiosi e disponibili. Egoisti e altruisti. Impauriti e tranquilli. Poi, molto dipende dallo specchio che viene offerto. La sinistra, narcisa e irrealista, propone un'immagine radical chic. La destra è iperrealista. Offre un'immagine radical choc. Meglio evitare di guardarsi allo specchio. (15 maggio 2009)
mercoledì 6 maggio 2009
P.D. contrario alle ronde ? Non proprio...
La notizia curiosa arriva da Padova. E proprio da un "fronte" caldo: quello della celebre via Anelli, dove il sindaco P.D. Flavio Zanonato, ben due anni fa, aveva eretto un muro per contrastare lo spaccio di droga nella via. Spaccio soprattutto di persone provenienti dal Maghreb e dalla Nigeria. Il sindaco è riuscito a chiudere i cinque palazzoni che componevano il "Residence Serenissima", originariamente adibito a dimora di studenti universitari.
In quel periodo operavano "gli antenati" rondisti, guidati da Paolo Manfrin, a campo del "Comitato Stanga", che presidiava la zona 24 ore su 24. Il comitato si è sempre professato apolitico, antirazzista, unito dalla volontà di riportare ordine nel quartiere.
Ora, con le elezioni alle porte, Paolo Manfrin, con la sua lista Padova nel cuore - Comitati città sicura, appoggia il centro-sinistra, dicendo che il sindaco è stato più efficace del centrodestra a risolvere i problemi della sicurezza nel quartiere. Manfrin va oltre e accusa il candidato sindaco del centro-destra (Marco Marin) di essere "troppo impegnato a chiacchierare nei salotti e a passeggiare sul Liston, in centro storico. I problemi della città, però, stanno da tutt’altra parte".
La sfida elettorale sembra interessante. Vedremo.
Per chi vuole approfondire:
http://it.wikipedia.org/wiki/Muro_di_Padova
In quel periodo operavano "gli antenati" rondisti, guidati da Paolo Manfrin, a campo del "Comitato Stanga", che presidiava la zona 24 ore su 24. Il comitato si è sempre professato apolitico, antirazzista, unito dalla volontà di riportare ordine nel quartiere.
Ora, con le elezioni alle porte, Paolo Manfrin, con la sua lista Padova nel cuore - Comitati città sicura, appoggia il centro-sinistra, dicendo che il sindaco è stato più efficace del centrodestra a risolvere i problemi della sicurezza nel quartiere. Manfrin va oltre e accusa il candidato sindaco del centro-destra (Marco Marin) di essere "troppo impegnato a chiacchierare nei salotti e a passeggiare sul Liston, in centro storico. I problemi della città, però, stanno da tutt’altra parte".
La sfida elettorale sembra interessante. Vedremo.
Per chi vuole approfondire:
http://it.wikipedia.org/wiki/Muro_di_Padova
domenica 19 aprile 2009
Chi ci deve difendere: numeri per capire
Nel mio precedente post segnalavo la situazione di estrema insicurezza nella quale si sentono gli italiani, oggi.
E' proprio vero che non si vedono forze dell'ordine in giro ? Che nessuno ci difende ?
Ho provato a fare una ricerca dettagliata su chi è preposto alla nostra difesa.
Alcuni numeri che spiegano molto bene la situazione: in Italia c'è un rappresentante delle forze dell'ordine (carabinieri, polizia, guardia di finanza, polizia penitenziaria, corpo forestale, polizia municipale, vigilanza privata) ogni 134 abitanti, ovvero i tutori dell'ordine sono in totale 441.000 (fonte: ADUC). Il confronto con gli altri paesi europei ci dice che, mentre in Italia, escludendo dal conteggio polizia municipale e vigilanza privata, ci sono 550 operatori ogni 100.000 abitanti, in Germania il rapporto è 300/100.000, mentre in Inghilterra è 266/100.000 (fonte: Transcrime, dati Eurostat, 23.11.07).
Qualcuno, come il professor Savino, professore di diritto amministrativo a Roma e Viterbo, esprime qualche dubbio su questo calcolo (essendo diverse le composizioni delle forze dell'ordine nei vari paesi), ma molte agenzie, come ad esempio Eurispes, lo rilanciano.
Quindi, riassumendo, abbiamo un numero di forze dell'ordine per abitante più alto in Europa, dopo Cipro e Grecia. Inoltre anche la spesa per la sicurezza nel nostro paese è una delle più alte in Europa: 2,1 % del P.I.L., secondi in Europa solo all'Inghilterra (2.5 % / P.I.L.).
Come mai questa situazione allora ?
Iniziamo con il dire che in altri paesi viene molto più utilizzato il personale civile all'interno delle forze dell'ordine per compiti amministrativi.
In Europa la media di personale civile di supporto è del 20-30 % , mentre in Italia è inferiore al 10 %: insomma, per scrivere una relazione, per fare un rapporto, per stampare documenti ci vuole il poliziotto (o il carabiniere). Questo toglie importantissime risorse umane dal pattugliamento del territorio. Si calcola in 35.000 unità il personale in servizio negli uffici.
Inoltre, vi è una proliferazione abnorme di corpi specializzati: ad esempio nucleo specializzati dei carabinieri (anti-frode, valuta ecc.) si occupano di materie di competenza anche della Guardia di Finanza.
Un altro problema è la proliferazione dei presidi territoriali e l'organizzazione interna dei Carabinieri rispetto alla polizia: oltre ad avere molti più presidi territoriali (6140, di cui 4632 stazioni a fronte dei 1851 della polizia) il Corpo dei Carabinieri conta su un'organizzazione molto più complessa, composta da comandi interregionali, regionali, provinciali, intermedi, di stazione. Questo fa si che i costi di gestioni lievitino a dismisura e i presidi più piccoli rimangano chiusi per molte ore al giorno causa personale ridotto. In Francia la dislocazione del personale delle forze di polizia è rivisitata periodicamente in base all'indice popolazione/criminalità. In Italia invece si passa da Brescia con un agente ogni 507 abitanti a L'Aquila con un agente ogni 110 residenti. Mistero.
Aggiungiamo, ciliegina sulla torta, gli stipendi (lordi) dei vertici delle forze dell'ordine: il capo della polizia prende € 650.000 annue, il Comandante dei Carabinieri € 380.000, il Comandante generale della Guardia di Finanza € 390.000, il Capo dipartimento Amministrazione Penitenziaria € 500.000, il direttore generale Corpo Forestale dello Stato € 360.000, il Capo di Stato maggiore € 380.000 (fonte IL SOLE 24 ORE, 09-10-2006, p. 4).
Spero sia più chiaro il problema. La soluzione sta già nel capire quali sono i problemi. E non è poco.
Fonti utilizzate (non citate in precedenza):
E' proprio vero che non si vedono forze dell'ordine in giro ? Che nessuno ci difende ?
Ho provato a fare una ricerca dettagliata su chi è preposto alla nostra difesa.
Alcuni numeri che spiegano molto bene la situazione: in Italia c'è un rappresentante delle forze dell'ordine (carabinieri, polizia, guardia di finanza, polizia penitenziaria, corpo forestale, polizia municipale, vigilanza privata) ogni 134 abitanti, ovvero i tutori dell'ordine sono in totale 441.000 (fonte: ADUC). Il confronto con gli altri paesi europei ci dice che, mentre in Italia, escludendo dal conteggio polizia municipale e vigilanza privata, ci sono 550 operatori ogni 100.000 abitanti, in Germania il rapporto è 300/100.000, mentre in Inghilterra è 266/100.000 (fonte: Transcrime, dati Eurostat, 23.11.07).
Qualcuno, come il professor Savino, professore di diritto amministrativo a Roma e Viterbo, esprime qualche dubbio su questo calcolo (essendo diverse le composizioni delle forze dell'ordine nei vari paesi), ma molte agenzie, come ad esempio Eurispes, lo rilanciano.
Quindi, riassumendo, abbiamo un numero di forze dell'ordine per abitante più alto in Europa, dopo Cipro e Grecia. Inoltre anche la spesa per la sicurezza nel nostro paese è una delle più alte in Europa: 2,1 % del P.I.L., secondi in Europa solo all'Inghilterra (2.5 % / P.I.L.).
Come mai questa situazione allora ?
Iniziamo con il dire che in altri paesi viene molto più utilizzato il personale civile all'interno delle forze dell'ordine per compiti amministrativi.
In Europa la media di personale civile di supporto è del 20-30 % , mentre in Italia è inferiore al 10 %: insomma, per scrivere una relazione, per fare un rapporto, per stampare documenti ci vuole il poliziotto (o il carabiniere). Questo toglie importantissime risorse umane dal pattugliamento del territorio. Si calcola in 35.000 unità il personale in servizio negli uffici.
Inoltre, vi è una proliferazione abnorme di corpi specializzati: ad esempio nucleo specializzati dei carabinieri (anti-frode, valuta ecc.) si occupano di materie di competenza anche della Guardia di Finanza.
Un altro problema è la proliferazione dei presidi territoriali e l'organizzazione interna dei Carabinieri rispetto alla polizia: oltre ad avere molti più presidi territoriali (6140, di cui 4632 stazioni a fronte dei 1851 della polizia) il Corpo dei Carabinieri conta su un'organizzazione molto più complessa, composta da comandi interregionali, regionali, provinciali, intermedi, di stazione. Questo fa si che i costi di gestioni lievitino a dismisura e i presidi più piccoli rimangano chiusi per molte ore al giorno causa personale ridotto. In Francia la dislocazione del personale delle forze di polizia è rivisitata periodicamente in base all'indice popolazione/criminalità. In Italia invece si passa da Brescia con un agente ogni 507 abitanti a L'Aquila con un agente ogni 110 residenti. Mistero.
Aggiungiamo, ciliegina sulla torta, gli stipendi (lordi) dei vertici delle forze dell'ordine: il capo della polizia prende € 650.000 annue, il Comandante dei Carabinieri € 380.000, il Comandante generale della Guardia di Finanza € 390.000, il Capo dipartimento Amministrazione Penitenziaria € 500.000, il direttore generale Corpo Forestale dello Stato € 360.000, il Capo di Stato maggiore € 380.000 (fonte IL SOLE 24 ORE, 09-10-2006, p. 4).
Spero sia più chiaro il problema. La soluzione sta già nel capire quali sono i problemi. E non è poco.
Fonti utilizzate (non citate in precedenza):
venerdì 17 aprile 2009
Difendersi da soli
Nel giro di poche ore, in Lombardia, sono successi due episodi simili.
Il primo a Cinisello Balsamo, a nord di Milano, dove un gioielliere, per fermare un tentativo di rapina, ha sparato 5 colpi di pistola centrando uno dei tre rapinatori, una persona di nazionalità albanese.
Un secondo episodio è avvenuto a Roccafranca (provincia di Brescia), dove, sempre per sventare un tentativo di rapina, il proprietario del bar ha tirato un mattone in testa al ladro, sempre un albanese di 26 anni domiciliato a Pioltello (MI). Il ladro ora si trova ricoverato in gravi condizioni.
Con "insolito" tempismo la Lega Nord candida alle provinciali di Milano il gioielliere Giuseppe Maiocchi, che nel 2004 inseguì e uccise in un tentativo di furto un rapinatore montenegrino nel capoluogo lombardo. Maiocchi fu condannato ad un mese di reclusione per lesioni colpose, mentre al figlio furono dati 18 mesi per omicidio colposo.
Le reazioni della gente, nel primo caso (ma c'è da giurarci anche nel secondo, come fu per Maiocchi nel 2004) sono tutte dalla parte dei potenziali derubati. I commenti più frequenti sono di comprensione per i gesti di autodifesa, di lamentela per l'aumento dell'insicurezza legata ad episodi di criminalità, soprattutto da parte di persone extracomunitarie (vedi http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/09_aprile_17/gioielliere_spara_rapinatore_solidali_commercianti_lega-1501194889929.shtml ).
Siamo arrivati al punto: anche se a livello legislativo vi sono delle distinzioni sull'uso della legittima difesa, la gente non fa più distinzione. Se uno ti aggredisce bisogna reagire. A mio parere, oltre oramai alla diffidenza estrema verso le persone straniere, talvolta (spesso ?)paragonate a "ladri" o potenzialmente tali, si aggiunge il sentimento di solitudine che le persone vivono, sentendosi abbandonate e quindi in diritto-dovere di difendersi da sole. Il commento più frequente che mi capita di sentire è: "se aspetto la polizia o i carabinieri, faccio in tempo a crepare..".
E' una questione fondamentale: l'assenza di protezione (percepita e reale) da parte dello Stato. Quello al quale paghi le tasse. Quello che dovrebbe difenderti.
Ma i numeri cosa dicono ? Abbiamo davvero pochi poliziotti, carabinieri, finanzieri ecc. ?
La risposta sul prossimo post. Lo sospettavo. Ma c'è da stupirsi lo stesso.
Il primo a Cinisello Balsamo, a nord di Milano, dove un gioielliere, per fermare un tentativo di rapina, ha sparato 5 colpi di pistola centrando uno dei tre rapinatori, una persona di nazionalità albanese.
Un secondo episodio è avvenuto a Roccafranca (provincia di Brescia), dove, sempre per sventare un tentativo di rapina, il proprietario del bar ha tirato un mattone in testa al ladro, sempre un albanese di 26 anni domiciliato a Pioltello (MI). Il ladro ora si trova ricoverato in gravi condizioni.
Con "insolito" tempismo la Lega Nord candida alle provinciali di Milano il gioielliere Giuseppe Maiocchi, che nel 2004 inseguì e uccise in un tentativo di furto un rapinatore montenegrino nel capoluogo lombardo. Maiocchi fu condannato ad un mese di reclusione per lesioni colpose, mentre al figlio furono dati 18 mesi per omicidio colposo.
Le reazioni della gente, nel primo caso (ma c'è da giurarci anche nel secondo, come fu per Maiocchi nel 2004) sono tutte dalla parte dei potenziali derubati. I commenti più frequenti sono di comprensione per i gesti di autodifesa, di lamentela per l'aumento dell'insicurezza legata ad episodi di criminalità, soprattutto da parte di persone extracomunitarie (vedi http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/09_aprile_17/gioielliere_spara_rapinatore_solidali_commercianti_lega-1501194889929.shtml ).
Siamo arrivati al punto: anche se a livello legislativo vi sono delle distinzioni sull'uso della legittima difesa, la gente non fa più distinzione. Se uno ti aggredisce bisogna reagire. A mio parere, oltre oramai alla diffidenza estrema verso le persone straniere, talvolta (spesso ?)paragonate a "ladri" o potenzialmente tali, si aggiunge il sentimento di solitudine che le persone vivono, sentendosi abbandonate e quindi in diritto-dovere di difendersi da sole. Il commento più frequente che mi capita di sentire è: "se aspetto la polizia o i carabinieri, faccio in tempo a crepare..".
E' una questione fondamentale: l'assenza di protezione (percepita e reale) da parte dello Stato. Quello al quale paghi le tasse. Quello che dovrebbe difenderti.
Ma i numeri cosa dicono ? Abbiamo davvero pochi poliziotti, carabinieri, finanzieri ecc. ?
La risposta sul prossimo post. Lo sospettavo. Ma c'è da stupirsi lo stesso.
martedì 14 aprile 2009
Dove sono i controllori ?
A Monza, da ieri, è possibile parcheggiare sotto gli alberi, fare il "barbecue", entrare nei parchi con il camper, mettere la musica a "palla" ecc. ecc. Tanto, almeno a Pasquetta, nessuno ti beccherà. E poi, fa niente se sei nel pieno del Parco di Monza..
Questa potrebbe essere la storia di un giorno di "ordinaria" follia al Parco di Monza nel lunedì di Pasquetta. Come riportato dal sito http://www.ilcittadinomb.it/ già dalle prime ore della mattina un grande flusso di persone hanno iniziato ad "invadere" il Parco in cerca di "svago" pasquale.
La cosa era ampiamente prevedibile, con il sole e il bel tempo. Più o meno tutti gli anni succede lo stesso.
Con l'aumentare delle persone, la situazione è peggiorata: auto parcheggiate sotto gli alberi, "barbecue" spuntati ogni dove, stereo ad alto volume, camper ecc. . Di chi doveva vigilare (guardie ecologiche, vigili urbani, forze dell'ordine) non c'era traccia..in compenso è rimasta, eccome, traccia dei "gitanti"; cumuli di rifiuti sparsi nel parco, che hanno dovuto essere rimossi con una bella e "costosa" pulizia.
Ma se il comportamento dei "fruitori" del Parco era certo non giustificabile, le parole dell'Assessore al Parco e Villa Reale (Pierfranco Maffé) sono a dir poco sconcertanti: "Purtroppo non erano in servizio le guardie ecologiche e anche i vigili sono ridotti all’osso”. Ma non è lui l'assessore ? Dal momento che uno stipendio lo percepirà, non dovrebbe almeno provvedere ? Ah, già, siamo in Italia...
Eh, no, perchè un suo collega di assessorato, per la precisione l'Assessore alla sicurezza Massimiliano Romeo (Lega Nord) in un articolo pubblicato da IL GIORNO (24 febbraio 2009) diceva che "i volontari (alla sicurezza, che collaborano con il Comune, n.d.a.) hanno segnalato anche situazioni di degrado ad esempio in alcuni giardini pubblici, e aiutato automobilisti in difficoltà». E dov'erano a Pasquetta, proprio quando ce n'era più bisogno ? E visto che non c'erano controlli, se qualcuno avesse deciso di accendersi un bel fuocherello (così la carne cuoce meglio) ? La sicurezza dov'era ?
Ma forse prima bisogna capire dove erano quelli che la sicurezza dovevano farla rispettare. Certo, quando bisogna farla rispettare a migliaia di "votanti" è tutto più difficile.
Che si arrangino (proprio come in cabina elettorale).
Questa potrebbe essere la storia di un giorno di "ordinaria" follia al Parco di Monza nel lunedì di Pasquetta. Come riportato dal sito http://www.ilcittadinomb.it/ già dalle prime ore della mattina un grande flusso di persone hanno iniziato ad "invadere" il Parco in cerca di "svago" pasquale.
La cosa era ampiamente prevedibile, con il sole e il bel tempo. Più o meno tutti gli anni succede lo stesso.
Con l'aumentare delle persone, la situazione è peggiorata: auto parcheggiate sotto gli alberi, "barbecue" spuntati ogni dove, stereo ad alto volume, camper ecc. . Di chi doveva vigilare (guardie ecologiche, vigili urbani, forze dell'ordine) non c'era traccia..in compenso è rimasta, eccome, traccia dei "gitanti"; cumuli di rifiuti sparsi nel parco, che hanno dovuto essere rimossi con una bella e "costosa" pulizia.
Ma se il comportamento dei "fruitori" del Parco era certo non giustificabile, le parole dell'Assessore al Parco e Villa Reale (Pierfranco Maffé) sono a dir poco sconcertanti: "Purtroppo non erano in servizio le guardie ecologiche e anche i vigili sono ridotti all’osso”. Ma non è lui l'assessore ? Dal momento che uno stipendio lo percepirà, non dovrebbe almeno provvedere ? Ah, già, siamo in Italia...
Eh, no, perchè un suo collega di assessorato, per la precisione l'Assessore alla sicurezza Massimiliano Romeo (Lega Nord) in un articolo pubblicato da IL GIORNO (24 febbraio 2009) diceva che "i volontari (alla sicurezza, che collaborano con il Comune, n.d.a.) hanno segnalato anche situazioni di degrado ad esempio in alcuni giardini pubblici, e aiutato automobilisti in difficoltà». E dov'erano a Pasquetta, proprio quando ce n'era più bisogno ? E visto che non c'erano controlli, se qualcuno avesse deciso di accendersi un bel fuocherello (così la carne cuoce meglio) ? La sicurezza dov'era ?
Ma forse prima bisogna capire dove erano quelli che la sicurezza dovevano farla rispettare. Certo, quando bisogna farla rispettare a migliaia di "votanti" è tutto più difficile.
Che si arrangino (proprio come in cabina elettorale).
giovedì 19 marzo 2009
Che fine hanno fatto le promesse ?
Un anno fa circa, tutti i politici (di centro destra e qualcuno anche di centro sinistra) ci avevano promesso la soluzione del problema campi nomadi: censimento, allontanamento degli irregolari, divieto di stanzialità per più di un tot. di tempo (come avviene in Svizzera) ecc. ecc.
De Corato (vicesindaco di Milano) in prima persona, insieme a Matteo Salvini (consigliere comunale a Milano della Lega) avevano sparato ad "alzo zero" contro i campi nomadi, prevedendo soluzioni celeri (come avviene in Germania e in Francia, per citare due paesi a caso, dove i campi nomadi o abusivi sono vietati).
La realtà, purtroppo, è che, se il problema è immutato, le soluzioni non sono facili come promesso: l'entrata della Romania nell'Unione Europea, più per decisione politica che per ragioni economiche reali (vista la disparita economico, sociale, politica tra Romania ed Europa) non ha certo favorito la soluzione dei problemi.
Inoltre queste persone hanno tutte le carte in regola per poter restare in Italia, in quanto sono rumene o, talvolta, anche italiane.
Spesso, poi, i campi abusivi non solo campi nomadi, ma sono posti dove i più disperati trovano rifugio (quindi non solo rumeni, ma anche africani ecc.).
"In Italia si è trasferito il 40% dei criminali rumeni sui quali pende un mandato di arresto internazionale". Non è una dichiarazione del ministro degli Interni Maroni o di qualche leghista, ma quella del ministro della Giustizia romeno, Catalin Predoiu. Parole dette nel corso di una conferenza stampa a Bucarest, riprese dai media locali e prontamente arrivate a casa nostra.“In Italia si trovano attualmente circa 2.700 cittadini romeni che sono in carcere in attesa di giudizio o condannati in via definitiva e sul territorio italiano si trova anche il 40% dei romeni ricercati con mandato internazionale”, ha detto il ministro di Bucarest che si è prodigato nel fornire altri dati: alla data del 19 febbraio nei penitenziari italiani erano ospitati 1.773 cittadini romeni, su cui non sono state emesse condanne definitive, precisando che 1.626 sono uomini e 147 donne. Per quanto riguarda i cittadini romeni che stanno scontando una pena nelle carceri italiane, 902 sono uomini e 51 donne.
Insomma, la frittata è fatta. Con la benedizione dell'allora presidente della Commissione Europea Romano Prodi (1999 - 2004) e dell'allora vicepresidente della Commissione Europea e Commissario europeo alla Giustizia, Libertà, e Sicurezza Franco Frattini (PDL) (novembre 2004 -maggio 2008). Forse hanno fatto il passo più lungo della gamba. Ma il problema rimane. E la soluzione non penso stia né nella demagogia di chi propone soluzioni subito, né in quelli che fanno finta che i problemi non esistano.
De Corato (vicesindaco di Milano) in prima persona, insieme a Matteo Salvini (consigliere comunale a Milano della Lega) avevano sparato ad "alzo zero" contro i campi nomadi, prevedendo soluzioni celeri (come avviene in Germania e in Francia, per citare due paesi a caso, dove i campi nomadi o abusivi sono vietati).
La realtà, purtroppo, è che, se il problema è immutato, le soluzioni non sono facili come promesso: l'entrata della Romania nell'Unione Europea, più per decisione politica che per ragioni economiche reali (vista la disparita economico, sociale, politica tra Romania ed Europa) non ha certo favorito la soluzione dei problemi.
Inoltre queste persone hanno tutte le carte in regola per poter restare in Italia, in quanto sono rumene o, talvolta, anche italiane.
Spesso, poi, i campi abusivi non solo campi nomadi, ma sono posti dove i più disperati trovano rifugio (quindi non solo rumeni, ma anche africani ecc.).
"In Italia si è trasferito il 40% dei criminali rumeni sui quali pende un mandato di arresto internazionale". Non è una dichiarazione del ministro degli Interni Maroni o di qualche leghista, ma quella del ministro della Giustizia romeno, Catalin Predoiu. Parole dette nel corso di una conferenza stampa a Bucarest, riprese dai media locali e prontamente arrivate a casa nostra.“In Italia si trovano attualmente circa 2.700 cittadini romeni che sono in carcere in attesa di giudizio o condannati in via definitiva e sul territorio italiano si trova anche il 40% dei romeni ricercati con mandato internazionale”, ha detto il ministro di Bucarest che si è prodigato nel fornire altri dati: alla data del 19 febbraio nei penitenziari italiani erano ospitati 1.773 cittadini romeni, su cui non sono state emesse condanne definitive, precisando che 1.626 sono uomini e 147 donne. Per quanto riguarda i cittadini romeni che stanno scontando una pena nelle carceri italiane, 902 sono uomini e 51 donne.
Insomma, la frittata è fatta. Con la benedizione dell'allora presidente della Commissione Europea Romano Prodi (1999 - 2004) e dell'allora vicepresidente della Commissione Europea e Commissario europeo alla Giustizia, Libertà, e Sicurezza Franco Frattini (PDL) (novembre 2004 -maggio 2008). Forse hanno fatto il passo più lungo della gamba. Ma il problema rimane. E la soluzione non penso stia né nella demagogia di chi propone soluzioni subito, né in quelli che fanno finta che i problemi non esistano.
mercoledì 18 marzo 2009
Lebbra e buon senso
E' di oggi la notizia di una persona egiziana clandestina malata di lebbra. La vicenda si svolge a Milano, dove la persona in questione viveva con dei cugini. La persona, ammalata, si rivolge ad un ambulatorio di Via dei Rudinì, periferia sud, dove viene inviato all'ospedale S. Paolo di Milano e poi viene diagnosticata la lebbra dal Centro Nazionale di riferimento per Lebbra in Italia presso l'ospedale S. Martino di Genova. Un caso analogo era successo ai primi di marzo, sempre a Milano, ed a contrarre la lebbra era stata una colf cingalese (regolare). I casi nel 2008 sono stati 16, quindi la lebbra in Italia si può definire malattia rara. Quello che fa pensare è l'atteggiamento del governo, proprio ora che si discute del decreto sicurezza. Il decreto infatti contempla la possibilità di denuncia da parte del pubblico ufficiale (del medico, ma anche dell'insegnante e di chiunque eserciti incarichi pubblici) della persona che commette il reato di clandestinità.
E qua c'è la sorpresa: nel PDL sembra che qualcuno si risvegli da un lungo torpore ed in 101 (tra cui l'on. Mussolini, Pecorella ed altri) firmano una lettera per abolire il reato di clandestinità e quindi la possibile denuncia da parte del pubblico ufficiale. Lasciamo perdere i valori di fondo, il rispetto dei diritti umani ecc. ecc. definiti oggi "buonismo": con una norma del genere il malcapitato egiziano con la lebbra non si sarebbe mai fatto curare (per poi essere rispedito al proprio paese ? figuriamoci) e quindi c'è il rischio di trovarci di trovarci a contatto con vere e proprie "bombe" batteriologiche, spesso inconsapevoli. Non è di oggi, infatti, la diffusione di malattie un tempo scomparse come la T.B.C. e altre. Lungi dal fare allarmismi, una cosa però bisogna dirla: questa legge vorrebbe indurre alla clandestinità la malattia, che però non si fa certo intimidire dalle leggi, anzi, da queste può essere favorita. Questo è il caso. Allora ci vuole BUONSENSO. E' chiedere troppo alla politica di questi tempi, ma (forse) non è troppo tardi.
E qua c'è la sorpresa: nel PDL sembra che qualcuno si risvegli da un lungo torpore ed in 101 (tra cui l'on. Mussolini, Pecorella ed altri) firmano una lettera per abolire il reato di clandestinità e quindi la possibile denuncia da parte del pubblico ufficiale. Lasciamo perdere i valori di fondo, il rispetto dei diritti umani ecc. ecc. definiti oggi "buonismo": con una norma del genere il malcapitato egiziano con la lebbra non si sarebbe mai fatto curare (per poi essere rispedito al proprio paese ? figuriamoci) e quindi c'è il rischio di trovarci di trovarci a contatto con vere e proprie "bombe" batteriologiche, spesso inconsapevoli. Non è di oggi, infatti, la diffusione di malattie un tempo scomparse come la T.B.C. e altre. Lungi dal fare allarmismi, una cosa però bisogna dirla: questa legge vorrebbe indurre alla clandestinità la malattia, che però non si fa certo intimidire dalle leggi, anzi, da queste può essere favorita. Questo è il caso. Allora ci vuole BUONSENSO. E' chiedere troppo alla politica di questi tempi, ma (forse) non è troppo tardi.
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