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sabato 25 aprile 2009

Expo 2015: Stanca non si stanca (del doppio stipendio)

Mi ero già occupato della questione in un mio precedente post.
Ebbene Stanca non solo non ha rinunciato al doppio incarico di presidente e componente del cda di SoGe (la società che dovrà gestire l'Expo 2015), ma non ha neanche rinunciato al mandato di parlamentare nelle file del P.d.L..
Eppure anche qualcuno di questo partito aveva mostrato segni di "insofferenza", votando la mozione del P.D. in consiglio comunale a Milano che chiedeva a Stanca di rinunciare al mandato parlamentare (e quindi al relativo doppio stipendio). Matteo Salvini (capogruppo Lega Nord, Milano), che in un primo momento aveva fissato il tetto dello stipendio di Stanca a 290.000 € (agenzia ASCA, 8 aprile 2009), si è dovuto "inchinare" allo stipendio di Stanca che è stato fissato in 480.000 €, convinto forse dopo la nomina di Carioni (Lega) nel C.D.A.
Ricapitolando, guardate tutti i doppi, tripli, quadrupli, incarichi dei componenti della SoGe:
"Leonardo Carioni infatti è presidente di Sviluppo Sistema Fiera, presidente della Provincia di Como, e ora anche consigliere di Expo Spa. Diana Bracco è presidente di Assolombarda, presidente del suo gruppo industriale, presidente di Expo Spa. Angelo Provasoli, nominato al posto di Dario Fruscio, è professore universitario e commissario per il caso Zincar. Paolo Alli è il capo della segreteria di Formigoni ed è consigliere di Expo Spa. Enrico Corali è professore universitario, consigliere di Bpm, Finlombarda, presidente Banca di Legnano, di Selma Bipiemme Leasing, di Bas Servizi Idrici" (dal sito Affari Italiani.it).
Come si può vedere, hanno probabilmente doppie o triple vite, oppure potrebbero avere il dono dell'ubiquità (minimo).
Certo, queste persone non conosceranno la noia, la monotonia, lo stare con le mani in mano. Saranno infatti chiamati a gestire una montagna di soldi. Nostri.

domenica 19 aprile 2009

Chi ci deve difendere: numeri per capire

Nel mio precedente post segnalavo la situazione di estrema insicurezza nella quale si sentono gli italiani, oggi.
E' proprio vero che non si vedono forze dell'ordine in giro ? Che nessuno ci difende ?
Ho provato a fare una ricerca dettagliata su chi è preposto alla nostra difesa.
Alcuni numeri che spiegano molto bene la situazione: in Italia c'è un rappresentante delle forze dell'ordine (carabinieri, polizia, guardia di finanza, polizia penitenziaria, corpo forestale, polizia municipale, vigilanza privata) ogni 134 abitanti, ovvero i tutori dell'ordine sono in totale 441.000 (fonte: ADUC). Il confronto con gli altri paesi europei ci dice che, mentre in Italia, escludendo dal conteggio polizia municipale e vigilanza privata, ci sono 550 operatori ogni 100.000 abitanti, in Germania il rapporto è 300/100.000, mentre in Inghilterra è 266/100.000 (fonte: Transcrime, dati Eurostat, 23.11.07).
Qualcuno, come il professor Savino, professore di diritto amministrativo a Roma e Viterbo, esprime qualche dubbio su questo calcolo (essendo diverse le composizioni delle forze dell'ordine nei vari paesi), ma molte agenzie, come ad esempio Eurispes, lo rilanciano.
Quindi, riassumendo, abbiamo un numero di forze dell'ordine per abitante più alto in Europa, dopo Cipro e Grecia. Inoltre anche la spesa per la sicurezza nel nostro paese è una delle più alte in Europa: 2,1 % del P.I.L., secondi in Europa solo all'Inghilterra (2.5 % / P.I.L.).
Come mai questa situazione allora ?
Iniziamo con il dire che in altri paesi viene molto più utilizzato il personale civile all'interno delle forze dell'ordine per compiti amministrativi.
In Europa la media di personale civile di supporto è del 20-30 % , mentre in Italia è inferiore al 10 %: insomma, per scrivere una relazione, per fare un rapporto, per stampare documenti ci vuole il poliziotto (o il carabiniere). Questo toglie importantissime risorse umane dal pattugliamento del territorio. Si calcola in 35.000 unità il personale in servizio negli uffici.
Inoltre, vi è una proliferazione abnorme di corpi specializzati: ad esempio nucleo specializzati dei carabinieri (anti-frode, valuta ecc.) si occupano di materie di competenza anche della Guardia di Finanza.
Un altro problema è la proliferazione dei presidi territoriali e l'organizzazione interna dei Carabinieri rispetto alla polizia: oltre ad avere molti più presidi territoriali (6140, di cui 4632 stazioni a fronte dei 1851 della polizia) il Corpo dei Carabinieri conta su un'organizzazione molto più complessa, composta da comandi interregionali, regionali, provinciali, intermedi, di stazione. Questo fa si che i costi di gestioni lievitino a dismisura e i presidi più piccoli rimangano chiusi per molte ore al giorno causa personale ridotto. In Francia la dislocazione del personale delle forze di polizia è rivisitata periodicamente in base all'indice popolazione/criminalità. In Italia invece si passa da Brescia con un agente ogni 507 abitanti a L'Aquila con un agente ogni 110 residenti. Mistero.
Aggiungiamo, ciliegina sulla torta, gli stipendi (lordi) dei vertici delle forze dell'ordine: il capo della polizia prende € 650.000 annue, il Comandante dei Carabinieri € 380.000, il Comandante generale della Guardia di Finanza € 390.000, il Capo dipartimento Amministrazione Penitenziaria € 500.000, il direttore generale Corpo Forestale dello Stato € 360.000, il Capo di Stato maggiore € 380.000 (fonte IL SOLE 24 ORE, 09-10-2006, p. 4).
Spero sia più chiaro il problema. La soluzione sta già nel capire quali sono i problemi. E non è poco.
Fonti utilizzate (non citate in precedenza):

  1. http://www.inviatospeciale.com/2009/02/altro-che-sicurezza-le-forze-dellordine-sono-in-pezzi/

  2. http://saxolum.blogspot.com/2009/02/litalia-e-la-polizia.html

  3. http://www.irpa.eu/public/File/Articoli/Savino%20Forze%20di%20polizia.pdf

venerdì 20 marzo 2009

Salta il tetto allo stipendio dei manager

Non so come definirlo. Scandalo a spese dei contribuenti é forse la parola più appropriata.
E' vero, un bravo manager, soprattutto quando fa il suo dovere, va pagato, e bene. Ma di qui, a guadagnare in un anno le cifre che un comune mortale non guadagna neanche nel giro di una vita, ce ne corre. Ricordiamoci poi della vicenda dell'ex a.d. di F.S. Elio Catania (2006), che lasciò le Ferrovie con 1,3 miliardi di debiti e godé di una buonuscita pari a 5 milioni di euro. L'elenco potrebbe continuare; gente messa a capo di aziende pubbliche, spesso non certo per curriculum vincenti, pagata lautamente da tutti noi anche quando si dimette senza alcun risultato raggiunto. Si potrà dire: bè, per far andar bene le ferrovie dello Stato ci vorrebbe un intervento divino (o forse neanche quello basterebbe), ma allora perchè questi signori si assumono incarichi, come dire, "divini" ?

Di seguito l'articolo tratto da "La stampa.it" del 18.03.09 a firma di ROBERTO GIOVANNINI

E alla Camera non passano neppure gli aiuti ai precari

ROMA La ragione formale: inammissibilità per estraneità alla materia. In effetti norme come quelle per dare più ammortizzatori sociali ai precari, appena varata dall’ultimo Consiglio dei ministri, o per contenere gli stipendi dei manager non c’entrano moltissimo con il decreto legge che contiene gli incentivi per il comparto dell’auto e l’acquisto di mobili ed elettrodomestici, all’esame di Montecitorio. Fatto sta che gli uffici di presidenza delle commissioni Attività Produttive e Finanze della Camera non hanno avuto pietà, e hanno fatto calare la mannaia su 256 degli oltre 400 emendamenti proposti dal governo o dai partiti di maggioranza nel decreto sugli aiuti all’auto, individuato (erroneamente, a quanto pare) come il «tram giusto» per far approvare norme politicamente importanti. Il governo e lo stesso Gianfranco Fini ora promettono in qualche modo di correre ai ripari. Il presidente della Camera, rispondendo ai giornalisti, non è entrato nel merito dei provvedimenti, ma ha spiegato che se ci sarà «largo consenso» tra i gruppi politici, il divieto si potrà rivedere, e le norme rientrare nel decreto legge auto. «Dipende dall'orientamento dei gruppi - ha spiegato Fini - si tratta di emendamenti che per ratio materiae sono inammissibili, ma se c'è un largo consenso tra i gruppi ne prendo atto. So che ne stanno discutendo in queste ore, si tratta di materie di forte impatto sociale. Un conto è l’interpretazione letterale del regolamento parlamentare, un conto è l’interpretazione politica». Vedremo cosa e quanto rientrerà: oggi alle 14 si riuniscono di nuovo le Commissioni Finanze e Attività produttive per decidere il da farsi. Il Pd non si è mostrato indisponibile ma vuole valutare la situazione e capire che spazio possano avere le sue richieste. Quel che è certo che l’emendamento della Lega che voleva stabilire un tetto agli stipendi dei manager pubblici e dei banchieri che chiedono aiuti allo stato è saltato. Nel primo casi si stabiliva che gli emolumenti corrisposti a qualunque soggetto avente rapporti di lavoro con le amministrazioni statali, o con le agenzie oppure con enti pubblici economici ed enti di ricerca, nonché con i magistrati, non potesse superare il limite del trattamento corrisposto ai membri del Parlamento. Nel secondo caso, si stabiliva di fissare un limite di 350.000 euro l’anno per i trattamenti economici dei dirigenti di banche o istituti di credito che beneficiano in materia diretta o indiretta di aiuti anti-crisi. Inammissibile poi l’intero pacchetto esaminato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri a favore dei precari, che prevedeva l’aumento al 20% dell'indennità di disoccupazione per i cocopro.Tagliate anche misure a favore della famiglia, come il contributo mensile di 150 euro per l'anno 2009 per ogni figlio di età inferiore ai 3 anni, cassato anche l'intervento sul trattamento pensionistico per i lavoratori esposti all'amianto. Niente da fare anche per i molti emendamenti proposti dal Pd, dalla riduzione del 20% del primo acconto Irpef, Ires e Irap, all'incremento del «forfettone» per i contribuenti minimi. Il Pd chiedeva poi, al posto del consolidato e del concordato di distretto, la parziale detassazione degli investimenti produttivi per le imprese. E ancora, la sospensione del tetto alla deducibilità degli interessi passivi. No, inoltre, al «contributo di solidarietà straordinario sull'Irpef» sui contribuenti con un reddito superiore ai 120.000 euro per alimentare un «fondo per la povertà estrema» destinato a realizzare servizi per i cittadini più povera e per i senza fissa dimora, proposto dal segretario del Pd Dario Franceschini. Come detto, qualcosa verrà «ripescato»: sicuramente, spiega il relatore di maggioranza Marco Milanese, il pacchetto «precari» e la norma sulle pensioni e l’amianto. Possibile anche una norma per allentare il Patto di stabilità interno per i Comuni virtuosi, come proposto dal Pd.