Visualizzazione post con etichetta corriere della sera. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta corriere della sera. Mostra tutti i post

mercoledì 3 febbraio 2010

Integrazione e società

LA LETTERA DI TITO BOERI al CORRIERE DELLA SERA

Questa la lettera, molto interessante, di TITO BOERI, economista, al direttore del Corriere della Sera riguardo il tema dell'immigrazione.

Caro Direttore

i terribili avvenimenti di Rosarno mostrano in modo inequivocabile quanto sia cruciale il tema dell’integrazione degli immigrati nella società italiana, su cui lei ha deciso di aprire in modo lungimirante un dibattito sul suo giornale. Ci dicono che i flussi migratori sono non solo fonte di grandi benefici economici, ma anche di gravi tensioni sociali per le comunità che li ospitano. Dimostrano al contempo come sia riduttivo (e intellettualmente disonesto) confinare alla dimensione religiosa il problema dell’integrazione.

La tesi sull’”impossibile integrazione degli islamici” è stata sostenuta sulle sue colonne con riferimenti storici quanto meno azzardati (non è vero che i mussulmani hanno imposto la propria fede con forza in India sotto l’impero dei Moghul, non è vero che solo la cultura islamica ha prodotto chi si fa uccidere per uccidere, basti pensare ai kamikaze o ai guerrieri Tamil), e su testi di autori, come Toynbee, scomparsi 35 anni fa, quindi impossibilitati a studiare il lungo processo di integrazione delle minoranze islamiche nelle società europee contemporanee. Non un solo dato è stato citato a supporto di questa tesi così impegnativa. Né sono stati presi in considerazione le statistiche che avevo fornito e che documentano che l’integrazione di minoranze mussulmane nei paesi a più antica immigrazione è difficile, ma tutt’altro che impossibile. Il compito di uno studioso è quello di fornire informazioni sui casi tipici, sui grandi numeri (di aneddoti ed eccezioni è costellata la nostra vita quotidiana).

Approfitto allora di questo spazio per far nuovamente parlare i dati, questa volta sulla realtà dell’immigrazione nel nostro paese, alla luce della prima indagine rappresentativa degli immigrati clandestini condotta in Italia, a cura della Fondazione Rodolfo Debenedetti, nel novembre-dicembre 2009. Primo dato: un italiano su tre non vorrebbe avere un mussulmano come vicino di casa; pochi meno di quanti non vorrebbero estremisti (di destra o sinistra) o malati di aids nella porta accanto; tre volte la percentuale di italiani che non vorrebbero ebrei come vicini di casa. Secondo dato: gli immigrati in provenienza da paesi mussulmani parlano più spesso l’italiano, mandano i loro figli alla scuola pubblica e hanno più frequenti contatti con italiani delle altre minoranze, soprattutto dei cinesi. Terzo dato: gli immigrati, di tutte le etnie, lavorano più degli italiani (il loro tasso di occupazione è del 15 per cento superiore al nostro) sebbene circa un quarto di loro sia presente irregolarmente nel nostro paese, non abbia permesso di soggiorno e regolare contratto di lavoro.

Il primo dato spiega molte reazioni dei lettori; fa riflettere anche sul comportamento di chi, dopo aver compiaciuto la vox populi, conta il numero di commenti favorevoli raccolti sul sito web del suo giornale. Il secondo dato apre speranze sull’integrazione dei mussulmani nel nostro paese; soprattutto se sapremo investire, come in altri paesi, nel sistema scolastico, come strumento per trasmettere la nostra identità culturale. Pone dubbi sulla decisione di imporre un tetto del 30 per cento agli immigrati nelle nostre scuole. Ci sono comuni in cui l’80 per cento della popolazione è straniera: dovremmo forse impedire ai figli di questi immigrati di andare a scuola? Il terzo dato è cruciale per capire come contrastare davvero l’immigrazione clandestina, nei fatti e non con le parole. Rafforzando i controlli sui posti di lavoro per contrastare l’impiego in nero degli immigrati si può essere molto più efficaci che introducendo nuove leggi (come quelle che istituiscono il reato di immigrazione clandestina) destinate a non essere applicate. Non ho le rocciose certezze di alcuni suoi editorialisti che hanno risposte su tutto: dalle riforme costituzionali, al rapporto fra islam e immigrazione, al modo con cui salvare la Terra dagli effetti del cambiamento climatico. Essendo indiscutibilmente più limitato, temo di non avere risposte a molti quesiti posti dai lettori.

Ma di una cosa sono convinto: queste risposte non possono alimentarsi sui pregiudizi né essere trovate nelle (peraltro autorevoli) pagine di libri scritti alcuni decenni fa. Dovremmo avere tutti l’umiltà di dubitare, di osservare per imparare, di farci aiutare dai dati e dai numeri. In fondo è proprio questo che trovo interessante nel mio lavoro.

La ringrazio ancora per lo spazio che mi ha gentilmente concesso.

Tito Boeri

giovedì 21 maggio 2009

Pressione fiscale: ai massimi storici

Mi capita spesso di indugiare, nel leggere un giornale, nella rubrica "lettere al giornale". A volte ritrovo molto più buon senso nelle poche righe di qualche lettore che nei lunghi editoriali di prima pagina.
Un esempio è la lettera scritta da Roberto Pulcini, a p. 43, del Corriere di oggi (edizione cartacea):
"Ho letto che anche quest'anno la pressione fiscale per gli italiani si attesterà oltre il 43 % del reddito, ai massimi storici. Come se non bastasse apprendo che i nostri stipendi sono tra i più bassi del mondo occidentale e che su ognuno i noi, neonati compresi, grava un debito pubblico di quasi trentamila euro. Condivido che nella vita il pessimismo non è un buon alleato, ma può essere uno stereotipato sorriso a rovesciare gli effetti di tali premesse ?"
Condivido e sottoscrivo. Grazie sig. Pulcini.

venerdì 8 maggio 2009

Sei mussulmano e italiano: non ti puoi candidare

La notizia arriva da Imperia ed è a p. 18 del Corriere della Sera di oggi: Gabriele, il figlio di Hamza Piccardo, ex-presidente dell'Ucoii (Unione delle Comunità Islamiche in Italia) era stato candidato in una lista civica a sostegno del possibile sindaco Paolo Strescino, del P.D.L. Venutolo a sapere, il segretario locale della Lega nord, Edoardo Rixi, ha minacciato di togliere il sostegno alla candidatura di Strescino con la seguente motivazione: "Nulla di personale (e meno male, n.d.a.), ma la sua presenza di mussulmano praticante sarebbe stata del tutto incoerente con le nostre posizioni". Avrei capito la motivazione che la persona è un "fanatico islamista" o peggio "un fondamentalista" che rifiuta i valori occidentali, ma nulla di tutto ciò. Addirittura il candidato sindaco risponde che i Piccardo vivono ad Imperia da generazioni, e sono gente stimata da tutti. Da tutti ma non dai leghisti, ai quali non basta la stima e la correttezza di un candidato per averlo in una altra lista (alleata).
La verità l'ha detta Strescino: "Purtroppo la parola mussulmano fa ingiustamente paura". Peccato che la possibile perdita del prezioso alleato "padano" ha fatto paura a lui.