Una bella notizia, non c'è che dire. Da Repubblica.it di oggi apprendo che la Federconsumatori di Cremona, appoggiata dall'Associazione nazionale omologa, ha deciso di ricorrere al giudice ordinario appellandosi all'articolo 700 del Codice Penale, per un intervento urgente contro Trenitalia. In gioco ci sono due principi costituzionali fondamentali: il diritto alla salute, messa a dura prova da ritardi e disservizi vari, e il diritto al lavoro, quando il treno serve per recarsi sul luogo di lavoro stesso. L'idea è venuta al sig. Francesco Zilioli della Federconsumatori di Cremona, il quale afferma che "se il giudice accetterà la nostra linea, la causa potrebbe fare da apripista contro Trenitalia". L'iniziativa potrebbe portare nelle tasche dei pendolari del cremonese circa 1200 €, per i disservizi patiti nel solo 2008.
Finalmente, in un Paese come il nostro, dove difficilmente chi sbaglia paga, si prospetta il risarcimento dei "ripetuti" errori da parte di Trenitalia, ampiamente "foraggiata" dal contribuente italiano. Vedendo gli stipendi dei suoi dirigenti si capisce che i soldi che noi versiamo non vadano certo a finire nel materiale rotabile o nell'ammodernamento del servizio, men che meno alla costruzione di nuove linee ferroviarie. Le uniche che potrebbero portare un reale beneficio in quella che può essere definita, dati alla mano, la camera gas d'Europa: la Pianura Padana.
Per chi volesse saperne di più, segnalo l'articolo a firma di Riccardo Bocca su Espresso.it. Il link:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/laltra-velocita/2075080&ref=hpsp
martedì 24 marzo 2009
lunedì 23 marzo 2009
Questione multe: La verità ? Fai il copia-incolla
E' dei giorni scorsi la notizia del recapito delle multe prese da auto straniere nella zona ECO-PASS a Milano. Su Repubblica.it, che riporta la notizia, si dice che sono in arrivo dall'Italia ben 40.000 multe per infrazioni varie, di cui 14.000 già recapitate. La società che si occupa della riscossione dei crediti per conto del Comune di Milano è la Park Trade Europe e la consociata C&S Credit, che svolge la stessa funzione per altri comuni, tra i quali Torino e Firenze. Comprensibilmente il comandante dei Vigili Emiliano Bezzon dice che è giusto far pagare ai cittadini svizzeri le infrazioni commesse in Italia, quando in Svizzera vi è la stessa disciplina e relative sanzioni per mancato rispetto del codice della strada.
Alla buona notizia bisogna aggiungere l'altro pezzo. E qui viene il bello. Sul sito on line del Corriere del Ticino (Svizzera), si afferma che le multe sono state notificate oltre i 360 gg. previsti dalla legislazione italiana, e quindi, violerebbero i termini di legge (in base ad una non meglio precisata sentenza).
In sintesi: chi ha ragione ? Perchè i media italiani scrivono "una parte" della notizia, i media svizzeri un'altra ?
Forse che per sapere come stanno esattamente le cose bisogna fare il copia-incolla, come quando ero alle elementari e la maestra ci diceva di fare le ricerche. Tagliavo dal giornale e incollavo. Però non ero giornalista. Ero bambino.
Alla buona notizia bisogna aggiungere l'altro pezzo. E qui viene il bello. Sul sito on line del Corriere del Ticino (Svizzera), si afferma che le multe sono state notificate oltre i 360 gg. previsti dalla legislazione italiana, e quindi, violerebbero i termini di legge (in base ad una non meglio precisata sentenza).
In sintesi: chi ha ragione ? Perchè i media italiani scrivono "una parte" della notizia, i media svizzeri un'altra ?
Forse che per sapere come stanno esattamente le cose bisogna fare il copia-incolla, come quando ero alle elementari e la maestra ci diceva di fare le ricerche. Tagliavo dal giornale e incollavo. Però non ero giornalista. Ero bambino.
sabato 21 marzo 2009
Lavoro nero ? No problem, il governo ti aiuta.
Ho deciso di mettere su questo blog due notizie diverse, ma strettamente collegate tra loro. La prima è l'abbassamento delle ammende in caso di irregolarità per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, compresa la regolarità dei contratti di assunzione. La seconda è l'entità enorme dell'evasione fiscale in Italia: 316 miliardi di € l'anno, il che significa, semplificando, che se paghiamo tutti le tasse si potrebbe nettamente diminuirle ed avere servizi di qualità "svizzera" o anche di più (bisognerebbe eliminare anche le clientele, economiche e politiche, ma questo è un altro, importantissimo, discorso).
Per far questo diventa centrale il tema dei controlli e delle sanzioni. E qui si ritorna alla prima notizia: sui controlli sappiamo tutti come è la realtà. I controllori sono pochi, fanno una "vitaccia" se ligi al dovere, una vita meno "grama" se cedono sotto i colpi di qualche "bustarella". Per quanto riguarda le sanzioni, il decreto di correzione del ministro al Welfare Sacconi prevede una diminuzione delle stesse in caso di irregolarità lavorative.
Considerando il fatto che l'evasione fiscale deriva, per ben 200 miliardi di €, dal lavoro sommerso, dico: come si fa a pretendere il rispetto della legge quando chi non la rispetta si vede diminuita "la punizione" e per di più questa la fa pagare agli altri ?
Altro discorso (importantissimo) sarebbe l'eccessiva pressione fiscale come incentivo all'evasione, cioè la ricerca delle cause di questo fenomeno, ma la centralità del tema sarà oggetto di prossimi post.
Di seguito il link relativo all'evasione fiscale:
http://www.businessonline.it/news/7010/leggero-calo-delle-tasse-dimezzerebbe-evasione-fiscale-italiana.html
dal sito BUSINESS ONLINE dell' 11/05/2008
e quello sulla diminuzione delle sanzioni per irregolarità sul lavoro pensato dal segretario al Welfare Sacconi
http://www.fornaioamico.it/index.php?option=com_content&view=article&id=712:sicurezza-verso-la-modifica-delle-sanzioni&catid=2:imprese-e-lavoro&Itemid=5
dal sito FORNAIO AMICO (associazione panificatori) del 17/03/09
Per far questo diventa centrale il tema dei controlli e delle sanzioni. E qui si ritorna alla prima notizia: sui controlli sappiamo tutti come è la realtà. I controllori sono pochi, fanno una "vitaccia" se ligi al dovere, una vita meno "grama" se cedono sotto i colpi di qualche "bustarella". Per quanto riguarda le sanzioni, il decreto di correzione del ministro al Welfare Sacconi prevede una diminuzione delle stesse in caso di irregolarità lavorative.
Considerando il fatto che l'evasione fiscale deriva, per ben 200 miliardi di €, dal lavoro sommerso, dico: come si fa a pretendere il rispetto della legge quando chi non la rispetta si vede diminuita "la punizione" e per di più questa la fa pagare agli altri ?
Altro discorso (importantissimo) sarebbe l'eccessiva pressione fiscale come incentivo all'evasione, cioè la ricerca delle cause di questo fenomeno, ma la centralità del tema sarà oggetto di prossimi post.
Di seguito il link relativo all'evasione fiscale:
http://www.businessonline.it/news/7010/leggero-calo-delle-tasse-dimezzerebbe-evasione-fiscale-italiana.html
dal sito BUSINESS ONLINE dell' 11/05/2008
e quello sulla diminuzione delle sanzioni per irregolarità sul lavoro pensato dal segretario al Welfare Sacconi
http://www.fornaioamico.it/index.php?option=com_content&view=article&id=712:sicurezza-verso-la-modifica-delle-sanzioni&catid=2:imprese-e-lavoro&Itemid=5
dal sito FORNAIO AMICO (associazione panificatori) del 17/03/09
venerdì 20 marzo 2009
Salta il tetto allo stipendio dei manager
Non so come definirlo. Scandalo a spese dei contribuenti é forse la parola più appropriata.
E' vero, un bravo manager, soprattutto quando fa il suo dovere, va pagato, e bene. Ma di qui, a guadagnare in un anno le cifre che un comune mortale non guadagna neanche nel giro di una vita, ce ne corre. Ricordiamoci poi della vicenda dell'ex a.d. di F.S. Elio Catania (2006), che lasciò le Ferrovie con 1,3 miliardi di debiti e godé di una buonuscita pari a 5 milioni di euro. L'elenco potrebbe continuare; gente messa a capo di aziende pubbliche, spesso non certo per curriculum vincenti, pagata lautamente da tutti noi anche quando si dimette senza alcun risultato raggiunto. Si potrà dire: bè, per far andar bene le ferrovie dello Stato ci vorrebbe un intervento divino (o forse neanche quello basterebbe), ma allora perchè questi signori si assumono incarichi, come dire, "divini" ?
Di seguito l'articolo tratto da "La stampa.it" del 18.03.09 a firma di ROBERTO GIOVANNINI
E alla Camera non passano neppure gli aiuti ai precari
ROMA La ragione formale: inammissibilità per estraneità alla materia. In effetti norme come quelle per dare più ammortizzatori sociali ai precari, appena varata dall’ultimo Consiglio dei ministri, o per contenere gli stipendi dei manager non c’entrano moltissimo con il decreto legge che contiene gli incentivi per il comparto dell’auto e l’acquisto di mobili ed elettrodomestici, all’esame di Montecitorio. Fatto sta che gli uffici di presidenza delle commissioni Attività Produttive e Finanze della Camera non hanno avuto pietà, e hanno fatto calare la mannaia su 256 degli oltre 400 emendamenti proposti dal governo o dai partiti di maggioranza nel decreto sugli aiuti all’auto, individuato (erroneamente, a quanto pare) come il «tram giusto» per far approvare norme politicamente importanti. Il governo e lo stesso Gianfranco Fini ora promettono in qualche modo di correre ai ripari. Il presidente della Camera, rispondendo ai giornalisti, non è entrato nel merito dei provvedimenti, ma ha spiegato che se ci sarà «largo consenso» tra i gruppi politici, il divieto si potrà rivedere, e le norme rientrare nel decreto legge auto. «Dipende dall'orientamento dei gruppi - ha spiegato Fini - si tratta di emendamenti che per ratio materiae sono inammissibili, ma se c'è un largo consenso tra i gruppi ne prendo atto. So che ne stanno discutendo in queste ore, si tratta di materie di forte impatto sociale. Un conto è l’interpretazione letterale del regolamento parlamentare, un conto è l’interpretazione politica». Vedremo cosa e quanto rientrerà: oggi alle 14 si riuniscono di nuovo le Commissioni Finanze e Attività produttive per decidere il da farsi. Il Pd non si è mostrato indisponibile ma vuole valutare la situazione e capire che spazio possano avere le sue richieste. Quel che è certo che l’emendamento della Lega che voleva stabilire un tetto agli stipendi dei manager pubblici e dei banchieri che chiedono aiuti allo stato è saltato. Nel primo casi si stabiliva che gli emolumenti corrisposti a qualunque soggetto avente rapporti di lavoro con le amministrazioni statali, o con le agenzie oppure con enti pubblici economici ed enti di ricerca, nonché con i magistrati, non potesse superare il limite del trattamento corrisposto ai membri del Parlamento. Nel secondo caso, si stabiliva di fissare un limite di 350.000 euro l’anno per i trattamenti economici dei dirigenti di banche o istituti di credito che beneficiano in materia diretta o indiretta di aiuti anti-crisi. Inammissibile poi l’intero pacchetto esaminato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri a favore dei precari, che prevedeva l’aumento al 20% dell'indennità di disoccupazione per i cocopro.Tagliate anche misure a favore della famiglia, come il contributo mensile di 150 euro per l'anno 2009 per ogni figlio di età inferiore ai 3 anni, cassato anche l'intervento sul trattamento pensionistico per i lavoratori esposti all'amianto. Niente da fare anche per i molti emendamenti proposti dal Pd, dalla riduzione del 20% del primo acconto Irpef, Ires e Irap, all'incremento del «forfettone» per i contribuenti minimi. Il Pd chiedeva poi, al posto del consolidato e del concordato di distretto, la parziale detassazione degli investimenti produttivi per le imprese. E ancora, la sospensione del tetto alla deducibilità degli interessi passivi. No, inoltre, al «contributo di solidarietà straordinario sull'Irpef» sui contribuenti con un reddito superiore ai 120.000 euro per alimentare un «fondo per la povertà estrema» destinato a realizzare servizi per i cittadini più povera e per i senza fissa dimora, proposto dal segretario del Pd Dario Franceschini. Come detto, qualcosa verrà «ripescato»: sicuramente, spiega il relatore di maggioranza Marco Milanese, il pacchetto «precari» e la norma sulle pensioni e l’amianto. Possibile anche una norma per allentare il Patto di stabilità interno per i Comuni virtuosi, come proposto dal Pd.
E' vero, un bravo manager, soprattutto quando fa il suo dovere, va pagato, e bene. Ma di qui, a guadagnare in un anno le cifre che un comune mortale non guadagna neanche nel giro di una vita, ce ne corre. Ricordiamoci poi della vicenda dell'ex a.d. di F.S. Elio Catania (2006), che lasciò le Ferrovie con 1,3 miliardi di debiti e godé di una buonuscita pari a 5 milioni di euro. L'elenco potrebbe continuare; gente messa a capo di aziende pubbliche, spesso non certo per curriculum vincenti, pagata lautamente da tutti noi anche quando si dimette senza alcun risultato raggiunto. Si potrà dire: bè, per far andar bene le ferrovie dello Stato ci vorrebbe un intervento divino (o forse neanche quello basterebbe), ma allora perchè questi signori si assumono incarichi, come dire, "divini" ?
Di seguito l'articolo tratto da "La stampa.it" del 18.03.09 a firma di ROBERTO GIOVANNINI
E alla Camera non passano neppure gli aiuti ai precari
ROMA La ragione formale: inammissibilità per estraneità alla materia. In effetti norme come quelle per dare più ammortizzatori sociali ai precari, appena varata dall’ultimo Consiglio dei ministri, o per contenere gli stipendi dei manager non c’entrano moltissimo con il decreto legge che contiene gli incentivi per il comparto dell’auto e l’acquisto di mobili ed elettrodomestici, all’esame di Montecitorio. Fatto sta che gli uffici di presidenza delle commissioni Attività Produttive e Finanze della Camera non hanno avuto pietà, e hanno fatto calare la mannaia su 256 degli oltre 400 emendamenti proposti dal governo o dai partiti di maggioranza nel decreto sugli aiuti all’auto, individuato (erroneamente, a quanto pare) come il «tram giusto» per far approvare norme politicamente importanti. Il governo e lo stesso Gianfranco Fini ora promettono in qualche modo di correre ai ripari. Il presidente della Camera, rispondendo ai giornalisti, non è entrato nel merito dei provvedimenti, ma ha spiegato che se ci sarà «largo consenso» tra i gruppi politici, il divieto si potrà rivedere, e le norme rientrare nel decreto legge auto. «Dipende dall'orientamento dei gruppi - ha spiegato Fini - si tratta di emendamenti che per ratio materiae sono inammissibili, ma se c'è un largo consenso tra i gruppi ne prendo atto. So che ne stanno discutendo in queste ore, si tratta di materie di forte impatto sociale. Un conto è l’interpretazione letterale del regolamento parlamentare, un conto è l’interpretazione politica». Vedremo cosa e quanto rientrerà: oggi alle 14 si riuniscono di nuovo le Commissioni Finanze e Attività produttive per decidere il da farsi. Il Pd non si è mostrato indisponibile ma vuole valutare la situazione e capire che spazio possano avere le sue richieste. Quel che è certo che l’emendamento della Lega che voleva stabilire un tetto agli stipendi dei manager pubblici e dei banchieri che chiedono aiuti allo stato è saltato. Nel primo casi si stabiliva che gli emolumenti corrisposti a qualunque soggetto avente rapporti di lavoro con le amministrazioni statali, o con le agenzie oppure con enti pubblici economici ed enti di ricerca, nonché con i magistrati, non potesse superare il limite del trattamento corrisposto ai membri del Parlamento. Nel secondo caso, si stabiliva di fissare un limite di 350.000 euro l’anno per i trattamenti economici dei dirigenti di banche o istituti di credito che beneficiano in materia diretta o indiretta di aiuti anti-crisi. Inammissibile poi l’intero pacchetto esaminato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri a favore dei precari, che prevedeva l’aumento al 20% dell'indennità di disoccupazione per i cocopro.Tagliate anche misure a favore della famiglia, come il contributo mensile di 150 euro per l'anno 2009 per ogni figlio di età inferiore ai 3 anni, cassato anche l'intervento sul trattamento pensionistico per i lavoratori esposti all'amianto. Niente da fare anche per i molti emendamenti proposti dal Pd, dalla riduzione del 20% del primo acconto Irpef, Ires e Irap, all'incremento del «forfettone» per i contribuenti minimi. Il Pd chiedeva poi, al posto del consolidato e del concordato di distretto, la parziale detassazione degli investimenti produttivi per le imprese. E ancora, la sospensione del tetto alla deducibilità degli interessi passivi. No, inoltre, al «contributo di solidarietà straordinario sull'Irpef» sui contribuenti con un reddito superiore ai 120.000 euro per alimentare un «fondo per la povertà estrema» destinato a realizzare servizi per i cittadini più povera e per i senza fissa dimora, proposto dal segretario del Pd Dario Franceschini. Come detto, qualcosa verrà «ripescato»: sicuramente, spiega il relatore di maggioranza Marco Milanese, il pacchetto «precari» e la norma sulle pensioni e l’amianto. Possibile anche una norma per allentare il Patto di stabilità interno per i Comuni virtuosi, come proposto dal Pd.
giovedì 19 marzo 2009
Che fine hanno fatto le promesse ?
Un anno fa circa, tutti i politici (di centro destra e qualcuno anche di centro sinistra) ci avevano promesso la soluzione del problema campi nomadi: censimento, allontanamento degli irregolari, divieto di stanzialità per più di un tot. di tempo (come avviene in Svizzera) ecc. ecc.
De Corato (vicesindaco di Milano) in prima persona, insieme a Matteo Salvini (consigliere comunale a Milano della Lega) avevano sparato ad "alzo zero" contro i campi nomadi, prevedendo soluzioni celeri (come avviene in Germania e in Francia, per citare due paesi a caso, dove i campi nomadi o abusivi sono vietati).
La realtà, purtroppo, è che, se il problema è immutato, le soluzioni non sono facili come promesso: l'entrata della Romania nell'Unione Europea, più per decisione politica che per ragioni economiche reali (vista la disparita economico, sociale, politica tra Romania ed Europa) non ha certo favorito la soluzione dei problemi.
Inoltre queste persone hanno tutte le carte in regola per poter restare in Italia, in quanto sono rumene o, talvolta, anche italiane.
Spesso, poi, i campi abusivi non solo campi nomadi, ma sono posti dove i più disperati trovano rifugio (quindi non solo rumeni, ma anche africani ecc.).
"In Italia si è trasferito il 40% dei criminali rumeni sui quali pende un mandato di arresto internazionale". Non è una dichiarazione del ministro degli Interni Maroni o di qualche leghista, ma quella del ministro della Giustizia romeno, Catalin Predoiu. Parole dette nel corso di una conferenza stampa a Bucarest, riprese dai media locali e prontamente arrivate a casa nostra.“In Italia si trovano attualmente circa 2.700 cittadini romeni che sono in carcere in attesa di giudizio o condannati in via definitiva e sul territorio italiano si trova anche il 40% dei romeni ricercati con mandato internazionale”, ha detto il ministro di Bucarest che si è prodigato nel fornire altri dati: alla data del 19 febbraio nei penitenziari italiani erano ospitati 1.773 cittadini romeni, su cui non sono state emesse condanne definitive, precisando che 1.626 sono uomini e 147 donne. Per quanto riguarda i cittadini romeni che stanno scontando una pena nelle carceri italiane, 902 sono uomini e 51 donne.
Insomma, la frittata è fatta. Con la benedizione dell'allora presidente della Commissione Europea Romano Prodi (1999 - 2004) e dell'allora vicepresidente della Commissione Europea e Commissario europeo alla Giustizia, Libertà, e Sicurezza Franco Frattini (PDL) (novembre 2004 -maggio 2008). Forse hanno fatto il passo più lungo della gamba. Ma il problema rimane. E la soluzione non penso stia né nella demagogia di chi propone soluzioni subito, né in quelli che fanno finta che i problemi non esistano.
De Corato (vicesindaco di Milano) in prima persona, insieme a Matteo Salvini (consigliere comunale a Milano della Lega) avevano sparato ad "alzo zero" contro i campi nomadi, prevedendo soluzioni celeri (come avviene in Germania e in Francia, per citare due paesi a caso, dove i campi nomadi o abusivi sono vietati).
La realtà, purtroppo, è che, se il problema è immutato, le soluzioni non sono facili come promesso: l'entrata della Romania nell'Unione Europea, più per decisione politica che per ragioni economiche reali (vista la disparita economico, sociale, politica tra Romania ed Europa) non ha certo favorito la soluzione dei problemi.
Inoltre queste persone hanno tutte le carte in regola per poter restare in Italia, in quanto sono rumene o, talvolta, anche italiane.
Spesso, poi, i campi abusivi non solo campi nomadi, ma sono posti dove i più disperati trovano rifugio (quindi non solo rumeni, ma anche africani ecc.).
"In Italia si è trasferito il 40% dei criminali rumeni sui quali pende un mandato di arresto internazionale". Non è una dichiarazione del ministro degli Interni Maroni o di qualche leghista, ma quella del ministro della Giustizia romeno, Catalin Predoiu. Parole dette nel corso di una conferenza stampa a Bucarest, riprese dai media locali e prontamente arrivate a casa nostra.“In Italia si trovano attualmente circa 2.700 cittadini romeni che sono in carcere in attesa di giudizio o condannati in via definitiva e sul territorio italiano si trova anche il 40% dei romeni ricercati con mandato internazionale”, ha detto il ministro di Bucarest che si è prodigato nel fornire altri dati: alla data del 19 febbraio nei penitenziari italiani erano ospitati 1.773 cittadini romeni, su cui non sono state emesse condanne definitive, precisando che 1.626 sono uomini e 147 donne. Per quanto riguarda i cittadini romeni che stanno scontando una pena nelle carceri italiane, 902 sono uomini e 51 donne.
Insomma, la frittata è fatta. Con la benedizione dell'allora presidente della Commissione Europea Romano Prodi (1999 - 2004) e dell'allora vicepresidente della Commissione Europea e Commissario europeo alla Giustizia, Libertà, e Sicurezza Franco Frattini (PDL) (novembre 2004 -maggio 2008). Forse hanno fatto il passo più lungo della gamba. Ma il problema rimane. E la soluzione non penso stia né nella demagogia di chi propone soluzioni subito, né in quelli che fanno finta che i problemi non esistano.
mercoledì 18 marzo 2009
Lebbra e buon senso
E' di oggi la notizia di una persona egiziana clandestina malata di lebbra. La vicenda si svolge a Milano, dove la persona in questione viveva con dei cugini. La persona, ammalata, si rivolge ad un ambulatorio di Via dei Rudinì, periferia sud, dove viene inviato all'ospedale S. Paolo di Milano e poi viene diagnosticata la lebbra dal Centro Nazionale di riferimento per Lebbra in Italia presso l'ospedale S. Martino di Genova. Un caso analogo era successo ai primi di marzo, sempre a Milano, ed a contrarre la lebbra era stata una colf cingalese (regolare). I casi nel 2008 sono stati 16, quindi la lebbra in Italia si può definire malattia rara. Quello che fa pensare è l'atteggiamento del governo, proprio ora che si discute del decreto sicurezza. Il decreto infatti contempla la possibilità di denuncia da parte del pubblico ufficiale (del medico, ma anche dell'insegnante e di chiunque eserciti incarichi pubblici) della persona che commette il reato di clandestinità.
E qua c'è la sorpresa: nel PDL sembra che qualcuno si risvegli da un lungo torpore ed in 101 (tra cui l'on. Mussolini, Pecorella ed altri) firmano una lettera per abolire il reato di clandestinità e quindi la possibile denuncia da parte del pubblico ufficiale. Lasciamo perdere i valori di fondo, il rispetto dei diritti umani ecc. ecc. definiti oggi "buonismo": con una norma del genere il malcapitato egiziano con la lebbra non si sarebbe mai fatto curare (per poi essere rispedito al proprio paese ? figuriamoci) e quindi c'è il rischio di trovarci di trovarci a contatto con vere e proprie "bombe" batteriologiche, spesso inconsapevoli. Non è di oggi, infatti, la diffusione di malattie un tempo scomparse come la T.B.C. e altre. Lungi dal fare allarmismi, una cosa però bisogna dirla: questa legge vorrebbe indurre alla clandestinità la malattia, che però non si fa certo intimidire dalle leggi, anzi, da queste può essere favorita. Questo è il caso. Allora ci vuole BUONSENSO. E' chiedere troppo alla politica di questi tempi, ma (forse) non è troppo tardi.
E qua c'è la sorpresa: nel PDL sembra che qualcuno si risvegli da un lungo torpore ed in 101 (tra cui l'on. Mussolini, Pecorella ed altri) firmano una lettera per abolire il reato di clandestinità e quindi la possibile denuncia da parte del pubblico ufficiale. Lasciamo perdere i valori di fondo, il rispetto dei diritti umani ecc. ecc. definiti oggi "buonismo": con una norma del genere il malcapitato egiziano con la lebbra non si sarebbe mai fatto curare (per poi essere rispedito al proprio paese ? figuriamoci) e quindi c'è il rischio di trovarci di trovarci a contatto con vere e proprie "bombe" batteriologiche, spesso inconsapevoli. Non è di oggi, infatti, la diffusione di malattie un tempo scomparse come la T.B.C. e altre. Lungi dal fare allarmismi, una cosa però bisogna dirla: questa legge vorrebbe indurre alla clandestinità la malattia, che però non si fa certo intimidire dalle leggi, anzi, da queste può essere favorita. Questo è il caso. Allora ci vuole BUONSENSO. E' chiedere troppo alla politica di questi tempi, ma (forse) non è troppo tardi.
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